
Insegnante di religione, mamma di tre figli e una passione per la teologia da condividere. Con «Sposta lo sguardo», Patty porta la Bibbia sui social e racconta una fede che entra nelle giornate: nelle scoperte, nelle relazioni, anche nelle domande più difficili.
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I sogni delle superiori, la passione per la bicicletta e una scelta che gli ha dato più di quanto immaginasse. Don Ambrogio Mazzai si racconta a CHIARA!: il coraggio di mettersi in gioco, la gioia di essere prete e una fede da vivere ogni giorno, anche fuori dalla chiesa.
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Le partite con i ragazzi, le dediche alla radio del Gaslini e un messaggio arrivato dopo un aperitivo. Don Roberto Fiscer racconta a CHIARA! come trova le parole per parlare di fede e che cosa lo sostiene quando è lui ad avere bisogno di conforto.
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Leggiamo la notizia di un reato, ci arrabbiamo, pensiamo a chi ha subito il danno. È una reazione che merita rispetto. Quando però il protagonista è un ragazzo, nella conversazione arriva spesso anche un giudizio sul suo futuro: per lui ormai non c’è niente da fare.
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Quando diciamo «ci sarò», raramente immaginiamo ogni forma che quelle parole potrebbero prendere. Pensiamo a una telefonata, a un viaggio insieme, a una giornata difficile. Poi può arrivare una malattia a cambiare il tempo, i gesti e il modo di stare vicini. Come si continua ad amare quando non si può far tornare tutto com’era?
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Hai cambiato telefono, ma quel messaggio l’hai conservato. Poche parole, magari senza nemmeno una punteggiatura impeccabile. Qualcuno te le ha scritte nel momento giusto e, ogni tanto, torni a leggerle. Non hanno risolto tutta la tua vita. Ti hanno fatto sentire raggiunta.
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La foto di una galassia compare tra un messaggio e una pubblicità. La ingrandisci: luci, forme, colori che sembrano appartenere a qualcosa di lontanissimo dalla tua giornata. Per qualche secondo resti a guardare. Poi arriva una notifica e il cielo scivola sotto il pollice.
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Ci sono tragitti che conosci quasi a memoria. La curva, il semaforo, il punto in cui comincia il traffico. Per Tonino Zugarelli, quel tempo verso il lavoro è anche uno spazio di preghiera. Lo ha raccontato a Vatican News con parole molto dirette: «in macchina prego, anzi parlo con il Signore». Una frase che porta la fede dentro una mattina normale.
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Ci sono coppie che conosci attraverso un anniversario. Una fotografia, una torta, il numero degli anni trascorsi insieme. Ti colpisce la durata. Poi ti viene voglia di sapere che cosa contenga quel tempo: le abitudini, i cambiamenti, il modo di scegliersi ancora e le persone incontrate lungo la strada.
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Quando arriverò lì, sarò felice. Forse non lo diciamo proprio così, ma qualche volta organizziamo le giornate intorno a questa promessa: un lavoro, una casa, un risultato che dovrebbe finalmente sistemare anche quello che sentiamo dentro. Poi arriviamo e scopriamo che la domanda ci ha seguite.
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A volte una domanda comincia molto tempo dopo un incontro. La scena ritorna mentre fai altro, una parola continua a lavorarti dentro. Ti accorgi che il modo in cui hai risposto dice qualcosa di te. E non vuoi voltarti dall’altra parte.
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Ci sono conversazioni sulla fede che sembrano chiederti di cambiare voce prima ancora di cominciare. Devi diventare seria, composta, trovare le parole giuste. Poi arriva qualcuno che racconta un inciampo, ti fa ridere e, mentre ridi, ti accorgi che la domanda riguarda anche te.
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Un provino può finire con un no. La fatica comincia quando quel no sembra parlare di tutta la tua persona. Una testimonianza pubblica di Beatrice Fazi apre una domanda sul valore che affidiamo al lavoro.
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Un pianista, un giovane sacerdote e discussioni che sembravano non portare da nessuna parte. Nel racconto pubblico di Giovanni Allevi, quell’amicizia ha lasciato qualcosa che è cresciuto nel tempo.
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Quando le parole non bastano, il corpo può esprimere un grazie? Le testimonianze pubbliche di Simona Atzori aprono una domanda sulla fede e sull’arte.
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Sai già che cosa risponderai, mentre l’altra persona sta ancora parlando? Un ricordo raccontato da Giacomo Poretti ci mette davanti a una domanda molto quotidiana.
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Un campione parla ai laureati e porta sul palco due parole latine. Le ritroviamo oggi per parlare dei nostri ricominciamenti, anche quando non applaude nessuno.
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L’attore di The Chosen ha raccontato a Vatican News come il ruolo abbia inciso sulla sua fede. Una testimonianza pubblica da ascoltare, distinguendo la persona dal personaggio.
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