Tutti i colori della vita. Dio nel cuore.

DIO, MI SENTI?

Gesù, Maria e la preghiera dentro la vita vera.

Banchi di legno all’interno di una chiesa

DIO, HO FATTO LA COMUNIONE. E NON HO SENTITO NIENTE

Torni al banco, ti inginocchi e provi a raccoglierti. Per qualche secondo ci riesci. Poi ricordi il messaggio a cui non hai risposto, una cosa da comprare, il pranzo da organizzare. Qualcuno vicino a te ha gli occhi chiusi e un’espressione che sembra piena di pace. Tu senti soprattutto la cucitura dei pantaloni sulle ginocchia.

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Una donna attende a una fermata del bus a Sydney

DIO, TI POSSO PARLARE ANCHE ALLA FERMATA DEL BUS?

Il tabellone dice cinque minuti. Poi sei. Poi di nuovo cinque. Nel frattempo hai letto un messaggio, controllato il meteo e pensato alla spesa. Ti viene in mente una persona che oggi affronta qualcosa di importante. «Dio, stalle vicino». Tre parole, in piedi sul marciapiede. È già una preghiera?

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Una lampada accesa accanto a un letto

DIO, HO SPENTO LA LUCE. LA TESTA NO.

La stanza è finalmente silenziosa. Hai controllato la sveglia, messo il telefono in carica, tirato su la coperta. Poi la testa apre una riunione non convocata: la frase di stamattina, il messaggio senza risposta, quello che devi fare domani. Tutti presenti, adesso che volevi soltanto dormire.

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Un cane al guinzaglio durante una passeggiata nei Paesi Bassi

DIO, TI POSSO PARLARE ANCHE DEL MIO CANE?

Hai appena aperto la porta e lui è già lì. Non sa come sia andata la riunione, non conosce il contenuto di quel messaggio che continui a rileggere. Sa che sei tornata. E mentre cerchi le chiavi nella borsa, la giornata cambia un poco: qualcuno vuole uscire, annusare lo stesso albero di ieri, stare con te.

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Banchi e vetrate di una chiesa fotografati da Jez Timms. Immagine di contesto per il ritorno alla preghiera.

DIO, È DA TANTO CHE NON TI PARLO.

Non avevi programmato di entrare. La porta della chiesa era aperta, fuori c’era rumore e tu ti sei fermata. Adesso sei seduta, con la borsa sulle ginocchia, e non sai bene che cosa dire. Ti torna una formula imparata da piccola, ma ti sembra lontana. Alla fine trovi soltanto questa frase: Dio, è da tanto che non ti parlo.

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Mani che custodiscono una candela accesa: fotografia di contesto per la preghiera di intercessione.

DIO, NON LA CONOSCO. MA OGGI TI PARLO DI LEI.

Stavi scorrendo le notizie mentre aspettavi il tuo turno. Un titolo, una fotografia, poche righe. Hai continuato a leggere, poi hai posato il telefono. Non conosci quella persona. Non sapresti nemmeno riconoscerla se la incontrassi per strada. Eppure il pensiero è rimasto lì.

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Una donna con fiori tra i capelli guarda il proprio riflesso in uno specchio: fotografia di Tiko Giorgadze.

DIO, PERCHÉ NON MI PIACE IL MIO CORPO?

La fotografia era bella. C’erano le tue amiche, una luce calda, una sera che avresti voluto ricordare. Tu però hai ingrandito subito quel punto. Poi hai chiesto di rifarla. E nella seconda immagine hai trovato qualcos’altro da correggere.

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Christus di Bertel Thorvaldsen nella Chiesa di Nostra Signora a Copenaghen. Foto di IbRasmussen del 2006, in pubblico dominio.

ANCHE GESÙ HA PIANTO

Ci sono mancanze che tornano in una canzone, in una fotografia, nel gesto di prendere il telefono. A Betania Gesù incontra proprio questo dolore. E prima di richiamare Lazzaro alla vita, piange. Fermiamoci lì: quelle lacrime hanno qualcosa da dire anche al nostro cuore.

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