DIO, OGGI SONO VENUTA SOLO PER STARE CON TE.
Nessuna richiesta da presentare subito. Solo qualche minuto in chiesa, davanti a Gesù. La preghiera può cominciare anche dal desiderio di esserci.

Passi davanti alla chiesa mentre stai andando da un’altra parte. La porta è aperta. Hai ancora qualcosa da fare, ma questa volta entri. Ti siedi, appoggi la borsa, guardi davanti a te. Nessuna notizia terribile, nessuna decisione da risolvere in quel momento. Sei lì perché avevi voglia di esserci.
Forse ti sembra quasi strano. Nella preghiera sei abituata a ricordare chi sta male, chiedere una mano per il lavoro, affidare una preoccupazione. Oggi quelle persone restano nel tuo cuore, ma la prima cosa che vorresti dire a Gesù è più semplice: sono venuta a stare con te.
Può essere un momento molto intimo. Come quando incontri qualcuno che ami e non hai bisogno di riempire subito ogni pausa. Ti fa bene la sua presenza. E cominci a comprendere che anche la preghiera è una relazione, capace di accogliere le richieste e anche questo desiderio gratuito di incontro.
Qualche minuto in cui non devi portare una soluzione
Per tutta la giornata rispondi, organizzi, scegli. Qualcuno ti chiede un’informazione, un messaggio aspetta una conferma, una cosa rimane da sistemare. Anche quando finalmente ti fermi, può continuare quel bisogno di fare qualcosa che giustifichi il tempo trascorso.
In chiesa potresti accorgerti della stessa abitudine. Cerchi la preghiera giusta, controlli quanti minuti hai a disposizione, pensi a che cosa dovresti provare. Puoi provare a posare anche questa fretta. Fare il segno della croce, rivolgere a Gesù un saluto, restare un poco.
Se una frase del Vangelo ti accompagna, puoi riprenderla. Se desideri pronunciare un grazie, puoi farlo. Non occorre inseguire uno stato d’animo particolare. Potresti uscire con la stessa giornata davanti e con un appuntamento custodito dentro: per un momento ti sei rivolta a lui.
Che cosa significa contemplare?
Nell’udienza generale del 5 maggio 2021, papa Francesco ha parlato della preghiera contemplativa come di una relazione di fede e amore. Riprendendo il Catechismo, al numero 2715, ha ricordato il racconto del contadino di Ars davanti al Tabernacolo: «Io lo guardo ed egli mi guarda».
Il cuore di quell’immagine è uno sguardo rivolto a Gesù. Nella fede cattolica, l’Eucaristia custodita nel tabernacolo è la sua presenza sacramentale. Fermarsi lì può essere un atto d’adorazione, anche molto semplice: riconoscere davanti a chi siamo e offrirgli un poco del nostro tempo.
Puoi ascoltare la sua Parola, rivolgerti a lui e lasciare un po’ di spazio al silenzio. Magari oggi la preghiera è proprio questo: restare, con quello che senti e anche con quello che fai fatica a sentire.
Il silenzio non deve riuscirti perfettamente
Ti siedi e ti torna in mente la lista della spesa. Poi una conversazione di ieri, il rumore della strada, il dubbio di aver lasciato una cosa incompleta. Potresti innervosirti proprio mentre cercavi raccoglimento. Succede: sei arrivata con la tua vita, e la tua vita è ancora con te.
Puoi ricominciare da un gesto piccolo. Guardare di nuovo il tabernacolo, ripetere il nome di Gesù, leggere qualche riga. Se non trovi un silenzio interiore completo, puoi comunque rimanere presente a questo tentativo di incontro. Una distrazione non stabilisce quanto ami Dio.
Anche la posizione deve essere possibile per il tuo corpo. Puoi sederti se ne hai bisogno. Chi vive una fatica fisica non deve dimostrare devozione attraverso il dolore. Il raccoglimento può cominciare dalle condizioni reali in cui sei arrivata, con le tue forze di oggi.
Puoi andare da lui anche quando sei contenta
Forse hai appena ricevuto una buona notizia. Ti senti leggera, sorridi ancora, non sai bene a chi raccontarlo. Puoi condividere anche questo con Gesù. Una visita può diventare il modo di portargli la tua felicità e riconoscere il bene ricevuto.
La relazione con Dio comprende il lamento, la supplica, la gratitudine e la lode. Non devi aspettare di trovarti in difficoltà per cercarlo. Puoi fermarti in una giornata normale, in un momento bello, mentre un desiderio comincia a prendere forma o semplicemente perché ti è mancato quel tempo.
E se oggi non senti nulla di particolare, puoi dirgli anche quello. La familiarità cresce spesso attraverso gesti poco spettacolari: tornare, salutare, ascoltare. Alcuni incontri li comprendiamo soltanto dopo, quando ci accorgiamo che hanno trovato un posto nella settimana.
Quando la porta è chiusa
Non tutte le chiese sono accessibili nell’orario in cui passi. Potresti essere a casa, al lavoro o impossibilitata a uscire. Puoi pregare anche lì, rivolgerti a Cristo e aprire il Vangelo. La visita davanti all’Eucaristia ha un significato specifico; il tuo desiderio di incontrare il Signore può esprimersi anche negli altri luoghi della vita.
Puoi scegliere un momento breve e possibile. Posare il telefono, trovare una posizione comoda, affidare a Dio ciò che stai vivendo. Senza fare di questa pausa una nuova prestazione da giudicare a fine giornata. È tempo offerto, dentro un cammino più grande.
Quando uscirai, forse ricomincerà tutto dal punto in cui l’avevi lasciato. La strada, gli impegni, qualcuno che ti chiama. Puoi attraversarli portando con te una frase semplice: oggi sono stata con Gesù. Anche se nessuno se n’è accorto e non c’è niente da raccontare, quell’incontro era tuo.


