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PREGHIERE

IL TUO NOME MI VIENE ANCORA DA DIRLO AD ALTA VOCE.

Ti viene da dire il suo nome quando succede qualcosa di buffo. Quando passi davanti a un posto che conoscevate. Quando una notizia ti fa pensare che avresti saputo subito chi chiamare. A volte lo pronunci davvero, quasi prima di accorgertene.

Un mazzo di piccoli fiori azzurri avvolto nella carta bianca, fotografia di chun myeon. Immagine di accompagnamento alla preghiera.

Il ricordo vive anche in questi gesti. Non sempre arriva come una scena triste. Può avere il suono di una risata, il profumo di una cucina, una frase che usate ancora in famiglia. Poi senti la mancanza e avresti voglia di raccontare tutto insieme: la bellezza e il vuoto.

Un nome da affidare a Dio

Il 2 novembre la Chiesa cattolica celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La preghiera per chi è morto appartiene alla sua vita anche durante il resto dell’anno. Nel Catechismo, il numero 1032 richiama questa tradizione di suffragio.

Possiamo affidare una persona alla misericordia di Dio senza fingere di conoscerne ogni cosa o di sapere descrivere il mistero della vita eterna. Il legame custodito nella preghiera non è una ricerca di risposte nascoste negli avvenimenti di ogni giorno.

Quello che segue è un testo originale di CHIARA! per la devozione personale. Non è una formula liturgica. Puoi sostituire il nome, fermarti dove desideri e lasciare in silenzio ciò che oggi non riesci a dire.

La preghiera

Padre buono, oggi ti affido una persona il cui nome abita ancora le mie giornate.

Tu conosci la sua storia intera, le cose belle che ho potuto vedere, le fatiche che forse non mi ha raccontato, le domande rimaste tra noi.

Accoglila nella tua misericordia. Perdona ciò che ha bisogno di perdono. Porta a compimento il bene che nella sua vita è cominciato.

Io la ricordo nelle cose normali: una parola, un posto, un’abitudine, il modo in cui sapeva farmi ridere. Grazie per quello che abbiamo condiviso e per l’amore che ho ricevuto.

Ti affido anche ciò che mi pesa: una frase non detta, una visita rimandata, un disaccordo che non abbiamo risolto. Aiutami a consegnartelo senza pretendere di cancellare il passato.

Quando la mancanza si fa più forte, fammi incontrare una presenza buona. Aiutami a chiedere compagnia, a riceverla senza vergogna, a lasciare spazio anche al riposo.

Custodisci chi sente la stessa assenza e la vive in un modo diverso dal mio. Insegnaci a non misurare l’amore dal numero delle lacrime o dalle parole che riusciamo a pronunciare.

Sostieni la mia speranza in Cristo risorto. Accompagnami nei giorni che continuano, quando torno a sorridere e quando mi sembra di ricominciare da capo.

Ti affido il suo nome, Padre. E insieme al suo, ti affido anche il mio cuore. Amen.

Dopo, puoi restare un momento

Non occorre cercare un’emozione particolare per stabilire se hai pregato bene. Puoi fermarti, bere qualcosa, parlare con chi desideri. Se una visita al cimitero ti aiuta, puoi prepararla con i tuoi tempi. Se oggi ti pesa troppo, questo non misura quanto hai amato.

Puoi anche chiedere alla tua parrocchia come ricordare la persona durante una celebrazione. La comunità cristiana custodisce la memoria dei defunti nella preghiera; non sei tenuta a portare ogni cosa da sola.

In vista del 1° e del 2 novembre, su CHIARA! trovi anche l’approfondimento sulle due ricorrenze. Questa pagina resta invece uno spazio personale: un nome detto piano, un ricordo accolto, la fiducia che puoi portare a Dio anche quello che ancora ti manca.

Leggi anche: Ognissanti e defunti, due ricorrenze diverse.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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