
GESÙ, CHE RIVOLUZIONE! AMARE PERFINO I NEMICI?
«Amate i vostri nemici» è una delle richieste più difficili del Vangelo. Proviamo a leggerla senza cancellare le ferite né le responsabilità.
APRI LA STORIA ↗Una domanda che nasce nelle chat, nelle amicizie e in famiglia. Il Vangelo entra nella vita vera.

«Amate i vostri nemici» è una delle richieste più difficili del Vangelo. Proviamo a leggerla senza cancellare le ferite né le responsabilità.
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La torta dell’altra è perfetta. Alta, decorata, portata dentro una scatola che sembra uscita da una pasticceria. Tu appoggi il tuo contenitore sul tavolo e ti viene subito da spiegare perché quello che hai preparato è così semplice. Nessuno ti ha chiesto una giustificazione. Sei già partita da sola.
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La prima reazione viene quasi da sola: aspetta un momento. Io sono qui da stamattina. Ho fatto il turno lungo, ho preso il sole, ho lavorato quando gli altri erano ancora fuori. Adesso arriva uno che ha fatto appena un’ora e riceve quanto me?
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Un giovane sconosciuto nel ruolo di Cristo, i Sassi di Matera e sua madre nei panni di Maria. Dentro il Vangelo di un regista che non credeva, ma prendeva Gesù molto sul serio.
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Il cestino passa tra le panche. Cerchi una moneta nella borsa, trovi uno scontrino, le chiavi, un elastico. Poi guardi quello che puoi dare e per un istante ti sembra poco. Ti è mai successo? Prima di trasformare quel momento in un esame della tua bontà, fermiamoci davanti a una donna del Vangelo.
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Arrivi, saluti, ti siedi. Qualcuno domanda se hai portato il documento, se puoi spostare una sedia, se il lavoro è finito. Tutto normale. Eppure, tornando a casa, ti accorgi che nessuno ti ha chiesto come stavi. E forse non l’hai chiesto neanche tu a chi avevi accanto.
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Il caffè è ancora troppo caldo, ma hai già risposto a tre messaggi. Uno riguarda il lavoro, uno la cena, uno comincia con una richiesta piccolissima che piccolissima non sarà. Ti siedi e ricordi che devi richiamare qualcuno. Intanto sul telefono compare un altro nome. Non è successo niente di drammatico. Eppure, prima ancora di iniziare la giornata, senti di essere già in ritardo sulla vita degli altri.
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Hai aperto l’app della banca solo per controllare. Adesso hai preso anche la calcolatrice. L’affitto, la luce, la spesa, una visita che non puoi rimandare: ogni cifra trova il suo posto, tranne quella che dovrebbe restare. Poi ripensi alle parole di Gesù sul non affannarsi per il domani. E ti viene da chiedergli: sì, ma queste bollette le hai viste?
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Hai apparecchiato senza fare niente di speciale. Due piatti, l’acqua, qualcosa che si è raffreddato perché avete cominciato a raccontarvi la giornata. A volte basta una presenza seduta davanti per far cambiare il suono di una sera. La vita passa anche da qui: qualcuno c’è, prende il pane, ti ascolta.
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Prima prova con il ciuccio. Poi con la mano sulla schiena, il movimento del passeggino, un sussurro che dovrebbe calmare tutti e due. Il bambino continua a piangere. Lei alza gli occhi per capire dove potrebbe spostarsi e incontra uno sguardo. Non sa se è infastidito. Intanto si sente già di troppo.
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Circa mille persone in Aula Paolo VI e una storia cominciata in India. Ai Jesus Youth Leone XIV affida un invito che arriva anche a noi: prendere sul serio la bellezza della propria vita.
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Stai contando le sedie. Hai già deciso che cosa cucinare, controllato chi mangia che cosa, scritto sul gruppo a che ora arrivare. La lista è quasi pronta. È una bella sensazione: pensare a una serata insieme e immaginare le persone intorno al tavolo.
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Il messaggio lo hai letto. La tua amica ha annullato un altro appuntamento e ha scritto che non se la sente. Tu vorresti fare qualcosa, ma temi di essere invadente. Così lasci un cuore e pensi: quando starà meglio, mi cercherà.
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Un pozzo, una richiesta d’acqua e una conversazione che si allarga. La samaritana prende parola, interroga Gesù e torna al villaggio con qualcosa da raccontare.
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Qualcuno gli dice di tacere. Lui continua a chiamare. Nel Vangelo di Marco, Gesù interrompe il cammino e lascia spazio alla voce di Bartimeo.
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La tavola si allunga, gli invitati arrivano, qualcuno cerca altri bicchieri. Nel Vangelo Gesù entra anche in una festa di nozze: che cosa ci racconta quel primo segno?
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Quella che ha sbagliato. Quella che non cambierà mai. Il racconto di Zaccheo interrompe le definizioni troppo facili e prende sul serio anche ciò che va riparato.
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Il pranzo, i messaggi, le cose da ricordare per tutti. E tu quando ti siedi? Entriamo in casa di Marta e Maria, senza mettere le due sorelle in competizione.
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La domenica puoi portare a Gesù tutta la tua settimana: la gioia, la stanchezza e le cose da ricominciare. Il Vangelo ci aiuta a farlo con sincerità.
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Il 18 ottobre 2026 ricorreva la centesima Giornata Missionaria Mondiale. Il tema di Leone XIV e tre modi concreti per partecipare.
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Tre doni, una casa e un viaggio di ritorno che cambia strada. Il racconto di Matteo ha qualche sorpresa rispetto al nostro presepe.
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Il 2 febbraio ci porta nel Tempio, con un bambino, un anziano di nome Simeone e una profetessa di nome Anna. La luce della Candelora comincia dalle loro parole.
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Pastori e Magi si incontrano nei nostri presepi. Ma nei Vangeli arrivano da due racconti diversi, tutti da scoprire.
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Giovedì, venerdì, silenzio e Veglia. Una mappa facile facile per capire che cosa succede nelle celebrazioni.
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