CANDELORA: CANDELE ACCESE PER UN INCONTRO SPECIALE!
Il 2 febbraio ci porta nel Tempio, con un bambino, un anziano di nome Simeone e una profetessa di nome Anna. La luce della Candelora comincia dalle loro parole.

Un bambino tra le braccia di un anziano. Una profetessa che ringrazia Dio e parla di lui a chi è in attesa. Nel Vangelo di Luca, al capitolo 2, Simeone e Anna riconoscono Gesù nel Tempio. È da questa scena che bisogna partire per capire le candele del 2 febbraio.
Quaranta giorni dopo Natale
La liturgia romana celebra la Presentazione del Signore. Maria e Giuseppe portano Gesù a Gerusalemme come prescrive la Legge d’Israele, offrendo una coppia di tortore o due giovani colombi. Il racconto ci mostra la vita religiosa ebraica della famiglia di Nazaret.
Simeone parla di una luce per tutti i popoli, ed è a questa immagine che rimandano le candele. Anna è una profetessa e una testimone: il Vangelo le dà una voce pubblica. Due anziani, due voci che non passano inosservate!
Una festa che si chiama «incontro»
In Oriente la festa si chiama Ipapante, che significa proprio «incontro». In Occidente si diffonde nel VI secolo; la benedizione e la processione delle candele sviluppano poi tradizioni proprie, come ricorda il libretto liturgico vaticano.
La candela è un segno che rimanda a Cristo. Niente a che vedere con i proverbi sul tempo o con le credenze popolari: il suo significato si capisce ascoltando il racconto.
Anche il dolore entra nella scena
Simeone annuncia contrasti e una sofferenza che toccherà anche Maria. Nel Tempio c’è tenerezza, c’è riconoscimento, ma c’è anche uno sguardo sul cammino che attende Gesù.
La Candelora arriva quaranta giorni dopo Natale, ma nel calendario romano il tempo natalizio si è già chiuso con il Battesimo del Signore.
Vuoi partecipare? Chiedi orari e indicazioni nella tua parrocchia. Portare una candela può diventare l’occasione per conoscere meglio anche Simeone e Anna: due voci che meritano tutta la nostra attenzione.


