Don Roberto Fiscer: «Una voglia matta di rendere gli altri felici»
Le partite con i ragazzi, le dediche alla radio del Gaslini e un messaggio arrivato dopo un aperitivo. Don Roberto Fiscer racconta a CHIARA! come trova le parole per parlare di fede e che cosa lo sostiene quando è lui ad avere bisogno di conforto.

Da bambino Roberto aveva «una voglia matta di rendere gli altri felici», racconta. Gli piaceva coinvolgere gli amici nelle cose che amava, dalla musica al calcio. Ai campi estivi della parrocchia organizzava concerti con loro e si travestiva da Freddie Mercury.
Oggi don Roberto Fiscer è il prete che i ragazzi hanno già visto giocare a calcio prima ancora di incontrarlo in parrocchia. Magari l’hanno visto in campo proprio con il loro idolo. E quando finalmente si trovano faccia a faccia, racconta, è più facile attaccare bottone. Anche se poi si finisce a parlare di Dio.
Quel ragazzo che metteva insieme gli amici
«Mi piaceva coinvolgere», racconta. Era figlio unico e forse, dice, soffriva un po’ la solitudine. Sognava di cantare su un palcoscenico.
Era adolescente quando ha perso la mamma. «Quel bimbo che era spensierato non era più», ricorda. Nei rapporti con gli altri si sentiva più insicuro. Gli era rimasta la musica per «tenere aperta la comunicazione col mondo che mi circondava». Era «un modo per dire: io esisto».
Quella parrocchia gli mancava
Per un periodo lavora come DJ sulla riviera ligure e come animatore sulle navi da crociera. Poi una parrocchia gli chiede di organizzare una festa. Alla consolle gli chiedono canzoni, si fermano a parlare con lui. Si sente in famiglia. Quando riparte, si accorge che quella parrocchia gli manca.
Alla Giornata mondiale della gioventù di Roma, nel 2000, incontra sacerdoti giovani che stanno con i ragazzi. Quel modo di essere preti lo affascina. A casa ripensa a quei giorni e un mese dopo entra in seminario. Viene ordinato il 4 giugno 2006, a Genova.
Una mamma accanto alla radio
Alle prime dirette in ospedale, mandare musica lo mette in difficoltà. Accanto alla postazione può esserci una mamma che aspetta che il figlio esca dalla sala operatoria. Di quei giorni ricorda una donna che aveva visto disperata, proprio lì vicino.
Radio Fra le Note era nata nel 2013 in un piccolo spazio dell’oratorio Fra le Case, a Genova. Dal 2016 la radio entra anche al Gaslini. Durante le dirette di «A tutto gas!», i bambini possono chiedere una canzone, fare una dedica o cantare.
La prima volta l’aveva solo vista, accanto ai microfoni. Qualche mese dopo, a Genova, la incontra e le parla. È lei a ringraziarlo. «Io ti ringrazio per quella volta perché hai portato un po’ di normalità in una situazione che normale non era». Don Roberto ricorda anche quello che gli ha detto subito dopo. «Non sapevo neanche che tu eri un prete, ma quella musica mi ha fatto sentire una carezza all’anima, una carezza alle mie paure».
Chi tira fuori Dio all’aperitivo?
Una ragazza gli scrive che ha smesso di parlare di Dio con gli amici. Va a messa, ma ogni volta che ci prova si finisce a discutere di soldi, di preti, di abusi. «Alla fine ne uscivo bastonata. Allora ho detto: non ne parlo più», gli scrive.
Poi, a uno di quegli aperitivi, sono gli amici a parlarne. Hanno visto un video di don Roberto, ci hanno riso sopra e da lì è partita la conversazione. Nel messaggio che don Roberto ricorda c’è il suo grazie. «Non è più un tabù nei nostri aperitivi del venerdì sera».
«I social sono una delle strade che loro percorrono ogni giorno», dice dei ragazzi. E quando cerca un’immagine per spiegare come ci si possa capire anche parlando lingue diverse, pensa alla Pentecoste. «Ognuno ha un dono, ognuno ha un talento», dice. Lui conosce la lingua del calcio, della musica, delle battute che i ragazzi capiscono al volo. E per spiegare a che cosa possa servire un video tira in ballo la pasta fatta in casa. Puoi preparare la più buona del mondo, ma prima devi mettere l’acqua sul fuoco. «Noi non siamo la pasta. Però siamo l’acqua sul fuoco».
Qualche volta basta uno sguardo. È fermo al semaforo con lo scooter e incrocia gli occhi di chi lo ha già visto sul telefono. «Con gli occhi ci diciamo: ci conosciamo». Lui è sullo scooter, loro magari sono seduti sui gradini con gli amici. A volte si riconoscono e basta. «So che se io mi fermassi con lo scooter potrei iniziare a parlare con quella persona di Dio».
Chi gli è rimasto accanto
Per un filtro su TikTok o un video girato in chiesa c’è chi gli dice che di preti come lui ce ne sono pochi e chi lo chiama eretico. Anche i complimenti possono pesargli, racconta, per le aspettative che si portano dietro. E dietro al prete che si espone c’è ancora quel ragazzo. «Io sono sempre quel ragazzino pauroso e timido».
Quando gli chiediamo in quale momento si sia sentito amato da Dio, ci dice che alcuni ricordi si intrecciano così tanto con la vita personale che «le parole lo impoverirebbero». Poi sceglie di parlarci dei suoi vescovi. Gli hanno detto quando, secondo loro, aveva esagerato. E gli sono rimasti accanto. «Mi hanno sempre accompagnato, appoggiato e mai ostacolato». Quando gli hanno affidato un incarico nelle comunicazioni sociali della diocesi, in quella fiducia ha riconosciuto un segno dell’amore di Dio.
Il breviario lo vuole di carta
Quando è lui ad avere bisogno di conforto, apre il breviario. Tra gli inni e le letture, sono soprattutto i salmi a parlargli. Ci si ritrova, dice, perché sono parola di Dio espressa con parole umane.
«Non mi piace pregarlo con lo smartphone, ma ho bisogno di avere il cartaceo». Si mette lì con la penna e sottolinea. A volte è un salmo che prega da vent’anni, da quando è diventato sacerdote. «Eppure è sempre nuovo per me».
«Tu sei oltre quel dolore»
Alla fine gli chiediamo che cosa direbbe a chi pensa che Dio si sia dimenticato di lui. Don Roberto ci racconta che anche lui ha conosciuto «la fame di senso, la fame di Dio, la fame di qualcosa di un po’ più grande». E la descrive così. «La fame di una relazione vera e di una presenza che mi protegge». Averla conosciuta, dice, lo aiuta a parlare di Dio senza darlo per scontato.
«Fai tesoro anche di questa esperienza». Don Roberto parla di una vita fatta anche di digiuni e desideri. A chi in quel momento si sente abbandonato dice di provare a trasformare quella fame «in una ricerca ancora più profonda di te, di senso, di vita». E aggiunge:
«Tu vali molto di più».
«La tua vita ha orizzonti più ampi di ciò che in questo momento ti fa soffrire».
Le pagine in cui continua a raccontarsi
Chi desidera conoscere meglio il suo percorso lo ritrova in Vita spiricolata. La mia fede fra le note (Piemme, 2023), l’autobiografia tra musica e fede.
Con Non sono altro che Chicco (San Paolo, 2026), illustrato da Marta Carraro, affida invece il racconto a un piccolo chicco di grano strappato alla spiga e portato dal vento. Una storia sulla fiducia e sulla paura di lasciarsi andare, per bambini e adulti.
Puoi seguire don Roberto su Instagram, Facebook, TikTok e YouTube, e ascoltare Radio Fra le Note.


