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Giuda Taddeo: aspetta, quale Giuda? E chi è Simone?

Il 28 ottobre la Chiesa ricorda due apostoli che forse conosciamo meno degli altri. Un nome da distinguere, una domanda rivolta a Gesù e una storia che ci invita a guardare oltre le etichette.

San Giuda Taddeo, incisione di Hendrik Goltzius, probabilmente 1589, National Gallery of Art.

Giuda. Leggi il nome e pensi di conoscere già la storia. Poi arriva un secondo nome, Taddeo, e qualcosa si ferma: aspetta, quale Giuda? Quello che la Chiesa ricorda il 28 ottobre è Giuda Taddeo, uno dei Dodici apostoli, distinto da Giuda Iscariota. E nella stessa giornata si festeggia anche Simone.

Due nomi forse meno familiari di Pietro o Giovanni. Eppure basta avvicinarsi per scoprire un dettaglio che tocca il cuore: Giuda ha rivolto a Gesù una domanda. Era lì, durante l’Ultima Cena, e aveva ancora bisogno di capire. Se a volte la tua fede è fatta anche di punti interrogativi, puoi cominciare a conoscerlo proprio da qui.

28 ottobre: il calendario ci presenta in due

La festa riunisce due apostoli di cui conosciamo poche notizie. Li incontriamo insieme come testimoni del Vangelo, accostando i testi biblici alle tradizioni cresciute nel tempo attorno alla loro missione.

Per incontrare un santo non abbiamo bisogno di riempire ogni silenzio con un episodio spettacolare. Possiamo partire da quello che ci è arrivato e lasciargli il tempo di parlarci. A volte è sufficiente un passaggio del Vangelo, letto con calma, per sentirlo meno distante dalla vita di tutti i giorni.

Un nome può raccontare poco di una persona

Matteo e Marco riportano il nome Taddeo, mentre Luca usa Giuda di Giacomo. Benedetto XVI, nella catechesi dell’11 ottobre 2006, spiega come la tradizione abbia unito questi nomi nella forma Giuda Taddeo. Anche per il soprannome vengono ricordate interpretazioni diverse, senza presentarne una come definitivamente certa.

Può sembrare una questione da esperti. Invece ci regala un gesto molto semplice: fermarsi prima di confondere. Lasciare che una persona abbia la propria storia. Quante volte, nella vita, ci ritroviamo dentro un giudizio già pronto, costruito con un nome, un episodio, un’impressione?

Magari ti è capitato di desiderare che qualcuno ti facesse una domanda prima di decidere chi sei. Di voler spiegare che c’era dell’altro, oltre a quella frase uscita male o a quella giornata difficile. Da questa distinzione tra due nomi può nascere anche un piccolo allenamento alla delicatezza.

Quella domanda, a tavola con Gesù

Giovanni 14,22–23 conserva la domanda di Giuda: perché Gesù si manifesterà ai discepoli e non al mondo? La risposta parla di amore, della parola di Gesù custodita e della dimora del Padre e del Figlio presso chi lo ama.

È un dialogo da leggere per intero. Ci troviamo davanti a una domanda che non viene cancellata dal racconto. Possiamo restare lì anche noi, con il desiderio di capire e con ciò che ancora ci sfugge. Senza cercare subito una frase bellissima da dire a Dio.

Forse la tua domanda comincia con “perché”. Forse è più piccola: come faccio ad avere fiducia oggi? Come porto dentro la preghiera una delusione? Come torno a cercarti dopo un periodo in cui mi sono sentita lontana? Sono parole che puoi affidare, anche quando non riesci a metterle in ordine.

E Simone? Una fede piena di slancio

Simone è indicato nei Vangeli con gli appellativi Cananeo e Zelota. Nella catechesi, Benedetto XVI li collega all’idea di zelo e di dedizione. L’appartenenza precisa al movimento degli Zeloti non viene affermata come un dato accertato.

È un dettaglio che ci invita a immaginare lo slancio della fede senza inventare il carattere di Simone. La passione può diventare disponibilità, ascolto, perseveranza. Può aiutarci a rimanere accanto a qualcuno anche quando l’entusiasmo dei primi giorni è passato e resta un servizio molto concreto da fare.

Nel gruppo degli apostoli troviamo persone differenti. Questa diversità può interrogarci sulle nostre comunità, sulle amicizie, sui piccoli gruppi in cui ci sentiamo a casa. C’è spazio per chi parla meno? Per chi arriva con domande diverse? Per chi ha bisogno di tempo prima di fidarsi?

Una festa da portare dentro la giornata

Il 28 ottobre puoi dedicare qualche minuto a questi due nomi. Aprire Giovanni, rileggere il dialogo dell’Ultima Cena, cercare la catechesi. Se vuoi partecipare alla Messa, consulta gli orari della tua parrocchia. Il calendario può diventare un invito gentile, un momento da custodire tra le cose da fare.

Puoi anche scegliere un gesto: ascoltare una persona fino in fondo, chiarire un equivoco, fare una domanda al posto di una supposizione. E poi ritagliarti un piccolo spazio per Dio, magari proprio con la domanda che ti accompagna da giorni.

Preghiera originale di CHIARA!, non testo liturgico.

La tua domanda può essere un inizio

Simone e Giuda Taddeo ci lasciano il desiderio di conoscerli meglio, andando alle fonti. Non sappiamo ogni cosa di loro. Ma possiamo portare con noi quel nome finalmente distinto, quella dedizione e quella domanda rivolta a Gesù.

Se stasera hai poche parole, puoi cominciare da una sola frase sincera. Aprire il Vangelo. Fermarti. E concederti il tempo di ascoltare, anche senza sapere già che cosa troverai.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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