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SANTO CIELO!

Ognissanti, il Papa ci invita a guardare in alto. E ci presenta una donna speciale

All’udienza del 28 ottobre Leone XIV guarda alla festa di tutti i Santi e ricorda Elisabetta Rosa Czacka. Una storia di fede che passa dalla vicinanza alle persone cieche.

Papa Leone XIV in un ritratto a colori durante l’udienza ai media del 12 maggio 2025, foto d’archivio

Ti capita mai di pensare ai santi come a persone irraggiungibili? Quelli con l’aureola, la pazienza infinita e una risposta pronta a ogni domanda. Poi guardi la tua giornata, il messaggio a cui hai risposto male, le cose lasciate a metà, e ti sembra che quel mondo abbia poco a che fare con te. Ecco: l’invito di Leone XIV, a pochi giorni da Ognissanti, può aiutare a cambiare prospettiva.

Mercoledì 28 ottobre 2026, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro, il Papa ha richiamato la festa del 1° novembre. Nei saluti ai fedeli italiani ha indicato i santi come «segno profetico della vita futura». Un’espressione da portare con noi, con calma, dentro questi giorni.

Il cielo comincia a parlarci anche da qui

Il punto è il legame tra la speranza cristiana e la vita concreta. Nel saluto del Papa, la vita futura ha già un inizio nell’impegno e nella testimonianza sulla terra. Guardare ai santi significa allora domandarsi come hanno amato, come hanno attraversato le difficoltà, a chi hanno dedicato tempo ed energie.

Per noi può diventare una domanda molto semplice: quale spazio riesco a fare al bene, oggi? Non quando sarò finalmente riposata, organizzata e libera da tutti i problemi. Oggi, con questa agenda e con queste persone attorno. È una riflessione che nasce dalle parole dell’udienza e che ciascuna può tradurre nella propria storia.

Forse c’è una telefonata che continuiamo a rimandare. Oppure una persona che ascoltiamo distrattamente, già pronte a dire la nostra. Non occorre trasformare ogni gesto in qualcosa di solenne: si può cominciare prestando attenzione. Un amore concreto si riconosce anche dal tempo che accettiamo di dedicargli.

Elisabetta Rosa Czacka, un nome da conoscere

Nei saluti ai pellegrini polacchi Leone XIV ha ricordato l’anno dedicato alla beata Elisabetta Rosa Czacka, chiamandola «madre cieca dei ciechi». Ha sottolineato il coraggio con cui accolse la propria disabilità e le opere che fondò. Il riferimento è alla religiosa da cui nacque la congregazione delle Francescane Ancelle della Croce.

C’è qualcosa che colpisce in questo richiamo: una donna viene ricordata per ciò che ha reso possibile nella vita di altre persone. Il Papa collega la sua storia anche alla missione spirituale della congregazione, invitando a una testimonianza capace di aiutare altri a incontrare la salvezza di Dio.

Raccontare una persona con disabilità richiede attenzione. La sua vita merita di essere conosciuta nella sua concretezza, senza ridurla a una frase commovente. Qui possiamo partire da ciò che l’udienza mette in luce: il coraggio, le opere e la cura. E lasciare che quel nome, forse incontrato per la prima volta, diventi l’inizio di una scoperta.

Il 2 novembre, un nome dentro la preghiera

Nel saluto in tedesco il Papa ha ricordato anche la preghiera per i defunti, particolarmente presente nel mese di novembre. Il testo ufficiale della Santa Sede ne riporta la traduzione italiana e la presenta come un’opera di misericordia spirituale.

Se in questi giorni senti più forte la mancanza di qualcuno, puoi portare nella preghiera proprio quella persona. Anche se non sai trovare parole belle. Anche se insieme alla gratitudine arrivano tristezza, rabbia o cose rimaste in sospeso. Affidare a Dio chi ami può cominciare pronunciando un nome.

Il 1° novembre celebriamo tutti i santi; il 2 novembre preghiamo per tutti i fedeli defunti. Sono due ricorrenze vicine, con un significato distinto. Nel 2026 cadono rispettivamente di domenica e di lunedì. Per approfondire la differenza, su CHIARA! trovi anche il nostro articolo dedicato a Ognissanti.

E la fede, dove incontra la vita?

La catechesi che ha preceduto i saluti era dedicata al rapporto tra fede e cultura, nel percorso sui documenti del Concilio Vaticano II. Leone XIV ha richiamato la Gaudium et spes e una fede che entra negli ambienti umani: nelle parole, nelle arti, nello studio e nella ricerca.

È un tema vicino anche a chi pensa che la propria quotidianità sia troppo normale per avere qualcosa da dire a Dio. Le domande che ci facciamo, quello che leggiamo, il modo in cui lavoriamo e comunichiamo fanno parte della nostra vita. Possono diventare luoghi di approfondimento, incontro e responsabilità.

Una piccola proposta per Ognissanti

Scegli la storia di un santo che conosci poco. Leggila senza cercare subito la frase da condividere. Prova a capire il tempo in cui ha vissuto, le scelte che ha fatto, le persone che ha incontrato. Poi chiediti che cosa ti ha colpito davvero.

Puoi anche dedicare qualche minuto al video dell’udienza, incorporato in questa pagina. Ascoltare un discorso nel suo contesto aiuta a non fermarsi a un titolo. Magari proprio da lì nascerà una domanda da portare in parrocchia, a un’amica o nella tua preghiera.

Ognissanti può essere questo: un’occasione per conoscere meglio qualcuno che ci ha preceduto nella fede e tornare alla nostra giornata con un’attenzione nuova. C’è una vita da abitare, qui. E c’è ancora tanto bene a cui possiamo fare spazio.

Udienza generale di Leone XIV, 28 ottobre 2026 — Vatican News
Fonte: Vatican News — Santa Sede ↗

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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