RAOUL BOVA, LA SCUOLA DOVE C’È POSTO PER TUTTI!
In Tutto l’amore che resta è il preside Stefano Fogli. Intorno a lui ci sono ragazzi con desideri, rabbia, primi amori e vite diverse da imparare a conoscere. E una domanda che esce dallo schermo: quanto spazio sappiamo fare agli altri?

Entrare in una scuola nuova significa anche questo: cercare un posto, capire con chi parlare, chiedersi come ci guarderanno gli altri. Per Vittoria, una delle protagoniste di Tutto l’amore che resta, quel passaggio porta con sé un cambiamento ancora più grande. Lascia Roma e arriva al liceo Helen Keller di Frascati, dove è stato iscritto suo fratello Matteo, un ragazzo autistico.
A guidare l’istituto c’è Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova. La serie di Rai1, diretta da Andrea Rebuzzi e disponibile su RaiPlay, ha concluso il suo appuntamento televisivo del 27 ottobre. Possiamo recuperarla partendo da ciò che mette in movimento: persone che devono imparare a conoscersi, mentre amicizie, desideri e vecchie ferite complicano tutto.
Il preside ha un sogno. E una storia personale
Stefano è il fondatore del liceo, una scuola immaginaria che accoglie studenti con e senza disabilità. Per lui l’inclusione è una scelta professionale alla quale si aggiunge un’urgenza familiare: la malattia del figlio. Il suo investimento nella scuola nasce quindi anche da una vicenda che lo riguarda da vicino.
Questo rende interessante il ruolo dell’adulto. Chi educa porta con sé la propria vita, le proprie speranze e i propri punti fragili. Nella storia di Stefano, il progetto scolastico e il bisogno di proteggere possono incontrarsi e complicarsi. È un terreno narrativo più ricco dell’immagine di un preside che ha sempre la risposta pronta.
Alla presentazione della serie, Bova ha indicato con chiarezza il centro del racconto: «Ma al centro non ci sono io». Ha richiamato gli studenti e le loro storie. È una chiave utile per avvicinarsi alla fiction: seguire il volto noto che ci invita a entrare, poi lasciare spazio ai ragazzi che abitano quelle aule.
Vittoria, Giulio, Matteo: prima di tutto persone
Vittoria, interpretata da Gloria Harvey, arriva con una vita da ricostruire e pregiudizi da mettere in discussione. L’incontro con Giulio, il personaggio di Francesco Leo, cambia il suo rapporto con la nuova scuola. Lui usa una sedia a rotelle dopo un incidente e attraversa rabbia e domande che influenzano i suoi legami. La relazione tra i due si sviluppa dentro questo intreccio di esperienze.
Accanto a loro ci sono Matteo, Ambra, Luca, Carlotta e gli altri studenti. Le sinossi degli episodi raccontano innamoramenti, gelosie, compleanni, amicizie che si trasformano e verità difficili da confessare. La disabilità e la malattia fanno parte di alcune di queste vite, insieme a tutto ciò che attraversa l’adolescenza.
È qui che la parola inclusione può diventare concreta anche per chi guarda. Una persona può aver bisogno di un sostegno e desiderare, nello stesso pomeriggio, che qualcuno la trovi interessante. Può chiedere aiuto e arrabbiarsi. Può essere un’amica divertente o commettere un errore. Riconoscere questa complessità è una forma di rispetto: lascia agli altri il diritto di avere un carattere, oltre a una condizione da raccontare.
La scuola che Bova immaginava prima di diventare attore
C’è un dettaglio biografico che avvicina l’interprete al tema della serie. Durante la presentazione, Bova ha ricordato di aver frequentato l’istituto magistrale, di aver svolto tirocinio nelle elementari e di aver poi studiato all’Isef. Ha collegato quel percorso al desiderio di una scuola nella quale la relazione fosse centrale.
Le sue parole si sono allargate anche alle famiglie. L’attore ha sottolineato che l’accoglienza riguarda i genitori e che la responsabilità sociale non dovrebbe ricadere soltanto su chi vive una difficoltà in casa. È un’osservazione che merita di restare: l’attenzione può cominciare prima che un problema ci tocchi personalmente.
Il video e dove recuperare la serie
La pagina ufficiale di Tutto l’amore che resta su RaiPlay raccoglie la serie. Su RaiPlay Sound è disponibile anche la versione con audiodescrizione: una possibilità concreta per rendere il racconto accessibile a chi non può affidarsi alle sole immagini. Nel collegamento video trovi inoltre la presentazione con le parole di Bova sul progetto.
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Helen Keller: dietro il nome, una donna vera
Il liceo della fiction porta un nome che apre un’altra storia. Helen Keller, nata negli Stati Uniti nel 1880, divenne sorda e cieca da bambina. Con l’accompagnamento dell’educatrice Anne Sullivan proseguì gli studi e nel 1904 si laureò al Radcliffe College. Fu scrittrice e attivista, impegnata per i diritti delle persone con disabilità.
La sua vicenda contiene anche il lavoro degli altri: strumenti, insegnamento, tempo dedicato alla comunicazione. Guardarla soltanto come una straordinaria impresa individuale farebbe perdere proprio questa rete. L’accesso allo studio si costruisce attraverso possibilità reali, persone e risorse. È un collegamento che rende il nome del liceo particolarmente significativo per il tema della serie.
Dallo schermo alle nostre abitudini
La fiction è una coproduzione Rai Fiction e Fabula Pictures, adattamento della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec, creata da Fanny Riedberger. Molte scene sono state girate nell’ex ostello di Marino. Il liceo appartiene alla finzione: i suoi personaggi permettono di ragionare su domande reali, senza trasformare la trama in una descrizione di tutte le scuole italiane.
Per esempio: quando organizziamo un’uscita, chiediamo che cosa serve perché tutti possano partecipare? Quando qualcuno parla con tempi diversi dai nostri, sappiamo aspettare? Sono domande semplici da pronunciare e impegnative da portare nelle abitudini. Richiedono di conoscere la persona che abbiamo davanti, anziché decidere al suo posto.
Forse il modo più bello di continuare questa storia, dopo aver spento la televisione, è partire da un invito fatto bene. Con un luogo raggiungibile, il tempo per rispondere e la disponibilità a cambiare un programma. Fare posto comincia spesso così: accorgersi che qualcuno manca e chiedersi che cosa possiamo fare, insieme, perché ci sia.
FONTI E APPROFONDIMENTI
- RaiPlay — Tutto l’amore che resta, pagina ufficiale
- Rai Televideo — Presentazione della fiction
- RaiPlay — Ultimo appuntamento, 27 ottobre 2026
- RaiPlay Sound — Serie con audiodescrizione e sinossi degli episodi
- Comune di Marino — La serie e le riprese nell’ex ostello
- American Foundation for the Blind — Helen Keller, biografia
- Rai — Trailer ufficiale, collegato dalla pagina Rai Televideo


