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PADRE PIO E UNA MONTAGNA DA SPOSTARE (LETTERALMENTE!)

Un terremoto, una guerra e una roccia da scavare. Eppure, nel 1956, sul Gargano apre un ospedale con 250 letti per chi prima doveva partire per curarsi.

Padre Pio — ritratto fotografico storico

Immagina di stare male e di vivere sul Gargano. Il medico del paese c’è, ma per una visita specialistica devi arrivare fino a Foggia, su strade che sono un’avventura. Tante cure sono semplicemente troppo lontane. Qui Padre Pio promuove la Casa Sollievo della Sofferenza, inaugurata il 5 maggio 1956.

Prima di Padre Pio, c’era Francesco

Nasce a Pietrelcina il 25 maggio 1887 e i genitori lo chiamano Francesco Forgione. A sedici anni entra tra i Cappuccini e riceve il nome di Pio; nel 1910 diventa sacerdote. Per motivi di salute torna per un periodo in famiglia, poi nel settembre 1916 arriva a San Giovanni Rotondo.

San Giovanni Rotondo diventa il centro del suo ministero. Muore il 23 settembre 1968. Nel 1999 sarà beatificato e nel 2002 proclamato santo. Le sue giornate sono piene: Messa, confessioni, accompagnamento spirituale. E tra le tante persone che incontra ci sono anche quelle che faticano a curarsi.

Il primo ospedale? Non basta

Prima della Casa c’è un piccolo Ospedale Civile San Francesco: pochi letti e due sale operatorie. L’esperienza si ferma tra difficoltà di gestione e i danni del terremoto del 1938. Ma il sogno di un ospedale vicino a casa non si spegne.

Il 10 gennaio 1940, nella cella del frate, se ne torna a parlare. Con lui ci sono Guglielmo Sanguinetti, Mario Sanvico e Carlo Kisvarday. Si sceglie anche il nome: Casa Sollievo della Sofferenza. Poi arriva la guerra e blocca tutto.

Prima delle corsie, la roccia

Finito il conflitto, si riparte. L’Opera ricorda un fondo iniziale di quattro milioni di lire e il progetto di Angelo Lupi, uomo pieno d’inventiva ma senza il titolo di ingegnere né di geometra. Per costruire accanto al convento bisogna sbancare la montagna. Al cantiere lavorano centinaia di operai, tra reduci e contadini, e le donazioni permettono di andare avanti.

Il 5 maggio 1956 la Casa apre le porte con 250 posti letto: chirurgia, medicina, pediatria, maternità, radiologia, laboratori. Finalmente le cure hanno un indirizzo sul territorio. Padre Pio ringrazia i benefattori arrivati da tutto il mondo.

Curare la persona, non solo la malattia

Il nome non è scelto a caso: chi arriva deve trovare assistenza, ma anche attenzione per sé come persona. Accanto all’ospedale nascono i Gruppi di Preghiera e, col tempo, servizi di accoglienza per pazienti e familiari, come Casa Zeni.

E c’è un dettaglio che scalda il cuore. Nel 1999 nasce la scuola nel reparto di oncoematologia pediatrica e nel 2002 si aggiunge quella dell’infanzia. Grazie ai computer e ai collegamenti con la scuola di provenienza, i bambini ricoverati restano in contatto con lezioni, insegnanti e compagni. La malattia interrompe tante cose. Questo legame, invece, resiste.

FONTI E APPROFONDIMENTI

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