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JUDI DENCH HA ANCORA MILLE STORIE DA RACCONTARE!

Il nuovo memoir, l’ironia, gli alberi e le persone che hanno fatto la differenza. A 91 anni Judi Dench si racconta mentre affronta le difficoltà della vista: un incontro con la donna che ci ha emozionato al cinema.

Judi Dench al London Palladium il 5 marzo 2023, in un ritratto con abito nero.

Una sovrana capace di occupare la scena con poche battute. La donna davanti alla quale perfino James Bond deve fermarsi ad ascoltare. Poi c’è Judi: i ricordi di famiglia, un amico con cui conversare, la passione per gli alberi. Il nuovo libro di Judi Dench arriva il 22 ottobre 2026 e invita a incontrarla da vicino, oltre i personaggi che ci hanno fatto affezionare a lei.

Il titolo è già un piccolo guizzo: Is It Too Late to Make a Run for It? Si potrebbe rendere in italiano con «È troppo tardi per darsela a gambe?». È una nostra traduzione del titolo inglese, che sembra strizzare l’occhio a chi pensa di avere già capito tutto di una vita così lunga e così pubblica. La curiosità, invece, può cominciare proprio adesso.

Il nuovo libro di Judi Dench parte dalle persone

Il memoir è pubblicato da Michael Joseph, marchio Penguin, ed è realizzato insieme all’amico e collaboratore Brendan O’Hea. La presentazione dell’editore annuncia un viaggio nell’infanzia a York, tra i genitori, il fratello che la incoraggiò a recitare e gli insegnanti che la ispirarono. Ci sono la carriera, gli scherzi, il matrimonio con l’attore Michael Williams e l’amore per natura e animali.

L’edizione verificata è in inglese, disponibile nei formati cartaceo, ebook e audiolibro. Questi sono i temi anticipati dall’editore: per scoprire le singole storie bisogna entrare nel libro. Già la scelta delle persone da ricordare, però, suggerisce una domanda bella anche per noi: a chi dobbiamo quel primo incoraggiamento che ci ha fatto provare?

La sincerità di dire: questo, oggi, è difficile

L’uscita arriva insieme all’intervista a Emma Barnett, nella conversazione radiofonica, diffusa il 22 ottobre. Dench, 91 anni, parla delle conseguenze della degenerazione maculare legata all’età, diagnosticata nel 2012. Spiega che la vista le impedisce ormai di leggere e di lavorare in teatro o al cinema. Racconta anche quanto sia difficile riconoscere i volti.

Sono parole da ascoltare con rispetto, senza trasformarle in una promessa di ritorno sulle scene. Per chi ha costruito tanta parte della propria vita sulle pagine di un copione, quel cambiamento ha un peso concreto. Possiamo riconoscerlo, restando aperti a tutto quello che una persona desidera ancora condividere. Il libro e la conversazione pubblica sono occasioni per farlo.

Un pranzo all’MI6 e un sorriso da portare a casa

Nella conversazione c’è spazio anche per un episodio perfetto per chi la ricorda nei panni di M: un invito a pranzo dall’allora capo dell’MI6, Sir David Spedding. L’attrice racconta che l’autista mandato a prenderla faticò a trovare casa sua e che arrivò con una ventina di minuti di ritardo. Persino i servizi segreti, qualche volta, devono cercare l’indirizzo.

Il dettaglio fa sorridere proprio perché riporta un’icona dentro una situazione riconoscibile: aspettare qualcuno, arrivare tardi, avere una storia da raccontare dopo. Nell’intervista affiora anche il suo entusiasmo per Shakespeare, nato da bambina guardando il fratello recitare in Macbeth. Da un ricordo familiare a una passione destinata ad accompagnarla per decenni: certe scintille fanno una strada lunghissima.

Tre film per ritrovarla sullo schermo

Se hai voglia di rivederla, puoi scegliere tre tappe molto diverse, tutte presenti nell’archivio ufficiale BAFTA. Con Mrs Brown arriva il premio come miglior attrice protagonista nel 1998; con Shakespeare in Love quello come non protagonista nel 1999; con Iris un altro riconoscimento da protagonista nel 2002. Tre interpretazioni che permettono di incontrare sfumature differenti della stessa artista.

In Mrs Brown è la regina Vittoria; in Shakespeare in Love Elisabetta I; in Iris interpreta la scrittrice Iris Murdoch. Guardali seguendo un piccolo gioco: osserva che cosa succede quando Dench tace. Come ascolta la persona che ha davanti? Quanto cambia il significato di una battuta dopo una pausa? È un modo piacevole di tornare ai film e accorgersi di dettagli che la prima volta erano passati via.

Nel 2001 i BAFTA le hanno assegnato anche la Fellowship, il riconoscimento che celebra il contributo alla professione. Oggi quell’archivio ci offre qualcosa di utile: una mappa per esplorare il suo lavoro senza fermarci al ruolo che conosciamo meglio. Prima di scegliere una serata cinema, verifica dove sia disponibile legalmente il titolo che ti interessa.

E poi ci sono gli alberi. Quelli veri

La passione per la natura annunciata nel memoir ha una storia pubblica concreta. Il Woodland Trust, organizzazione britannica impegnata nella tutela dei boschi, presenta Dench tra le proprie ambasciatrici. Nel luglio 2025 l’attrice ha accompagnato l’annuncio dei finalisti di Tree of the Year, un’edizione dedicata agli alberi legati alla cultura: paesaggi che entrano nei libri, nel cinema e nell’immaginazione.

La selezione comprendeva un cedro su cui erano saliti i Beatles, una quercia legata a un testo di Virginia Woolf e un faggio apparso nelle scene finali di 1917. È un incontro curioso tra due mondi che tendiamo a tenere separati: le storie che guardiamo e i luoghi in cui quelle storie mettono radici. Per Dench la tutela degli alberi è anche un impegno sostenuto con il proprio nome.

C’è uno spunto da portare nella vita quotidiana: tornare a guardare un albero che incontriamo sempre, provare a riconoscerlo, chiedere a qualcuno quale ricordo gli leghi. Una passeggiata può diventare una conversazione. Succede spesso che un luogo ci faccia parlare di una persona, e che da lì venga fuori una storia che nessuno aveva ancora chiesto.

Le storie hanno bisogno anche di chi ascolta

Tra il nuovo memoir, i film da ritrovare e la conversazione, si può scegliere il proprio punto d’ingresso. Chi ama il cinema cercherà un’interpretazione; chi sta vicino a una persona anziana forse si fermerà sul valore di sedersi e ascoltare. Un’amicizia, un insegnante, una risata ricordata bene: i dettagli danno forma a una vita, anche quando noi la conosciamo soprattutto dai titoli sullo schermo.

L’intervista ufficiale qui sotto è in inglese e dura circa 29 minuti. Vale la pena concederle tempo. Poi, magari, fare quella telefonata che rimandiamo: «Mi racconti com’era?». Judi Dench ha ancora storie da condividere. E intorno a noi potrebbero essercene altrettante, in attesa di una domanda.

Judi Dench si racconta a Emma Barnett — intervista ufficiale BBC News, ottobre 2026, in inglese
Fonte: BBC News ↗

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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