Aureo 1618: «La mia sfida è fare spazio a Dio»
La musica, gli amori, la voglia di raccontarsi. A CHIARA! il creatore di Aureo 1618 racconta come nascono le sue canzoni, il ruolo dell’intelligenza artificiale e una fede che attraversa anche la sua ricerca creativa.

«Non cerco numeri. Cerco risonanza.» Aureo 1618 presenta così il suo progetto. E quando gli chiediamo che cosa significhi vedere una canzone arrivare a qualcuno, ci racconta i messaggi di chi si è riconosciuto nelle parole, di chi lo ha ringraziato perché un brano gli aveva accompagnato la giornata. È uno degli aspetti che lo emozionano di più: scoprire che una storia nata dalla propria vita può parlare anche a quella di un’altra persona.
A CHIARA! racconta le esperienze da cui scrive: gli amori, gli incontri, le domande che continuano a tornare. Il suo è un progetto indipendente di alternative pop italiano, fatto di scrittura emotiva, atmosfere cinematografiche e strumenti di intelligenza artificiale. Gli chiediamo di portarci dentro le canzoni. E lui ci racconta anche che cosa c’entra Dio con tutto questo.
La curiosità di provare, il piacere di creare
Prima della musica, chi è Aureo? Ha un lavoro in un altro settore, si descrive curioso, sensibile, a volte inquieto. «Sono uno che prova, sperimenta, qualche volta sbaglia e spesso si mette in discussione.»
Quando gli chiediamo se ricordi il momento preciso in cui ha pensato di scrivere una canzone, ci risponde che non c’è stato un unico episodio. C’era da tempo la sensazione di avere tante cose da esprimere, senza riuscire sempre a farlo. «Non sono un musicista tradizionale. Non ho passato anni a studiare uno strumento. Ma avevo qualcosa da raccontare.»
Ricorda la sorpresa del primo ascolto: un’emozione che conosceva bene era diventata una canzone. «È stato come darle finalmente una voce.»
Il nome Aureo 1618 richiama la sezione aurea, il numero 1,618. Lo affascina la ricerca di un’armonia capace di accogliere le imperfezioni. «La vita non è sempre simmetrica. Ci sono crepe, contraddizioni, momenti di luce e momenti di buio.» La A attraversata dalla spirale aurea, simbolo del progetto, rappresenta questa ricerca continua.
Quel grande amore, dentro «Non resta mai»
“Non resta mai” nasce da un riavvicinamento con una persona che Aureo considera un grande amore della sua vita. Ci racconta quanto quel momento sia stato intenso, e quanto fosse difficile riuscire a restare insieme.
«Ogni volta che sembravamo ritrovarci, qualcosa ci allontanava nuovamente.»
Quel «non resta mai» si riferiva a loro. Poi ha finito per assumere un significato più ampio: «Non restano sempre gli amori, ma nemmeno la gioia, i momenti belli, le stagioni della vita».
Tra i riscontri ricevuti ricorda quello di Doriana, una curatrice musicale. Aveva descritto il brano come se custodisse le proprie emozioni in un piccolo guscio d’intimità, quasi per proteggerle. Non conosceva la storia d’amore da cui era nato. La sua lettura lo ha sorpreso ed emozionato.
«Quando qualcuno riesce a percepire tutto questo senza conoscere la storia, capisco che la musica ha attraversato una distanza. Ed è una sensazione bellissima.»
Il coraggio di dirsi la verità
A chi lo scopre oggi su CHIARA!, Aureo suggerisce “Solo un istante di verità”. È un brano che sente vicino a una delle idee centrali del progetto: il desiderio di incontrare qualcosa di autentico, anche quando non è comodo.
Gli chiediamo se attraverso una canzone sia riuscito a dire qualcosa che a voce non riusciva a confessare nemmeno a sé stesso.
«Forse la difficoltà di essere completamente me stesso.»
Aureo racconta la resistenza a cambiare una situazione conosciuta, anche quando non lo rende felice. Da questa difficoltà nasce “Solo un istante di verità”.
«Non significa avere tutte le risposte. Significa riuscire a guardarsi senza scappare.»
A chi ascolta suggerisce di prestare attenzione anche agli spazi tra una frase e l’altra: «A volte una pausa racconta più di un’intera strofa».
Consiglia anche “Non resta mai”, che mostra una parte «più vulnerabile, meno risolta». «Sono due modi diversi di raccontare lo stesso bisogno: essere sinceri con ciò che sentiamo.»
«Ma avevo qualcosa da raccontare»
Dentro Aureo 1618 convivono scrittura e intelligenza artificiale. È lui a raccontarci come: «La voce e la realizzazione musicale sono digitali. Non voglio nasconderlo».
Parte da ciò che sente o ha vissuto: una relazione, una frase, una delusione, un ricordo. A volte è una domanda che continua a tornargli in mente. Comincia a scrivere e cerca le parole giuste; può dialogare con l’AI per approfondire un concetto. «Non mi interessa ottenere semplicemente un testo ben scritto. Voglio che quelle parole rappresentino davvero ciò che intendo dire.»
Poi arriva la realizzazione musicale. Con strumenti generativi come Suno dà indicazioni sullo stile, sull’atmosfera, sulla voce, sul ritmo e sull’interpretazione. Genera versioni differenti, le ascolta, le confronta, corregge e sceglie.
«A volte una produzione è tecnicamente molto bella, ma non mi trasmette nulla. Altre volte una piccola imperfezione o una particolare interpretazione riescono a emozionarmi.»
Riconosce quanto questo percorso sia diverso da quello di un musicista che ha dedicato anni allo studio e alla pratica di uno strumento. «Sono due esperienze differenti.»
E a chi gli dicesse che con l’intelligenza artificiale è tutto più facile? «Sotto molti aspetti, ha ragione.» Riconosce che la tecnologia rende accessibili possibilità creative che prima richiedevano competenze, strumenti e risorse importanti. Il contributo che rivendica riguarda le idee, il significato dei testi e la direzione artistica:
«L’intelligenza artificiale può generare una melodia, una voce, un arrangiamento. Non conosce però la mia vita, il significato che attribuisco a un incontro o il motivo per cui una determinata frase mi emoziona.» Per questo invita ad ascoltare i brani prima di giudicarli soltanto per lo strumento con cui sono stati realizzati.
«La mia vera sfida è imparare a lasciargli spazio»
Nella sua vita c’è posto per Dio?
«Sì, credo in Dio. E credo che Dio sia ovunque, in ogni cosa, in ogni persona, in ogni istante della nostra esistenza.»
«La mia vera sfida, però, non è trovare Dio. È imparare a lasciargli spazio.»
Per spiegarlo parla del proprio «piccolo io»: «Spesso siamo così occupati con il nostro piccolo io, con le paure, i desideri, le aspettative, il bisogno di avere ragione o di essere riconosciuti, che finiamo per mettere noi stessi al centro di tutto».
«Non significa annullare me stesso», precisa. Significa smettere di dover dimostrare sempre qualcosa, di decidere come debba andare ogni cosa.
«Perché quando riesco a fare un passo indietro, quando il mio ego finalmente tace, quello che rimane è Dio.»
«Non è facile. Anzi, credo sia la sfida più grande della mia vita.» Anche la musica partecipa a questo cammino: racconta che a volte nasce proprio quando smette di voler controllare ogni cosa.
Da qui, si può ripartire
In “Ricomincio da qui” Aureo si chiede quanto potere voglia lasciare al passato sul proprio futuro. Gli domandiamo a quale momento della sua vita corrisponda quel titolo.
Pensa a una decisione da prendere più volte. Racconta quanto possa essere difficile lasciare andare un rapporto o un progetto in cui abbiamo investito tanto. «A volte continuiamo a tenere in piedi situazioni che non ci fanno più stare bene perché abbiamo paura di perdere quello che abbiamo costruito.»
«“Ricomincio da qui” non significa cancellare tutto. Significa riconoscere ciò che è stato, portarlo con sé e trovare comunque il coraggio di muovere un passo.»
«Forse il mio “qui” è proprio il momento in cui smetto di chiedermi come sarebbero potute andare le cose e comincio a chiedermi cosa voglio farne adesso.»
Prima di premere play
L’ultima domanda è per voi che leggete CHIARA!: se aveste le cuffie nelle orecchie e una giornata difficile alle spalle, quale canzone vorrebbe farvi ascoltare?
Sceglie “Resto in equilibrio”. Prima di premere play, queste parole:
«Non devi risolvere tutto stasera.»
In “Resto in equilibrio” racconta qualcosa che sta imparando nel tempo: accettare anche ciò che non può controllare. «L’equilibrio, per me, non è non cadere mai. È imparare a ritrovarsi.»
«A volte siamo così abituati a dover essere forti, efficienti, presenti per tutti, che ci dimentichiamo di concederci il diritto di essere stanchi.»
«Non vorrei che la mia musica dicesse alle persone come devono vivere.» Nella risposta dedicata alle lettrici, Aureo sceglie la vicinanza: «Mi piacerebbe soltanto che, per qualche minuto, potessero sentirsi meno sole in quello che stanno attraversando».
«E forse ricordarsi che non serve essere sempre perfetti per meritare un po’ di pace.» È il pensiero con cui ci lascia “Resto in equilibrio”, la canzone che ha scelto per le lettrici di CHIARA!.
Scopri il progetto e i suoi canali sul sito ufficiale di Aureo 1618.
Ascolta «I segreti del cuore», l’ultima uscita di Aureo 1618, su YouTube.
Le canzoni e il teatro possono aprire domande che ci accompagnano anche dopo l’ultima nota. Continua con U2, CI VEDIAMO A SAN SIRO! LE DATE DA SEGNARE SUL CUORE e GIOVANNI SCIFONI: QUANDO RIDERE FA SPAZIO ALLE DOMANDE..
L’intervista raccoglie le risposte fornite a CHIARA! dal creatore del progetto Aureo 1618. I brani e i video sono collegati ai suoi canali.
Fonte: Aureo 1618 / YouTube ↗


