BOB DYLAN, TELEFONI IN TASCA E MUSICA NEL CUORE!
A Milano il concerto si ascolta senza riprendere. Fra canzoni che cambiano pelle, domande sul cielo e altre due date italiane, Bob Dylan ci propone una serata da tenere nella memoria.

Il telefono resta con te. Lo senti nella borsa, sai dov’è, ma per una sera non puoi tirarlo fuori per riprendere la canzone preferita. Al concerto di Bob Dylan la custodia viene sigillata all’ingresso. Davanti al palco rimangono gli occhi, le orecchie e la memoria di chi è venuto ad ascoltare.
È una delle scelte che accompagnano le date italiane del cantautore. Il 2 novembre Dylan ha suonato all’Unipol Dome di Milano; il viaggio prosegue il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 7 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, nell’area di Bologna.
Ha 85 anni e un repertorio nel quale si può entrare da porte molto diverse: una canzone sentita in casa da piccoli, un disco scoperto all’università, una voce riconosciuta alla radio. Stavolta, per chi va al concerto, c’è anche la possibilità di restare dentro quell’incontro senza preparare contemporaneamente il video da mandare agli amici.
Il cellulare c’è, la ripresa può aspettare
La formula si chiama phone free show. All’arrivo, il personale aiuta a sistemare il telefono in una custodia Yondr chiusa, che ciascuno conserva con sé. Per utilizzarlo durante la serata bisogna raggiungere un’area dedicata, dove è possibile farla aprire.
È un funzionamento semplice, che sposta un’abitudine molto radicata. A un concerto basta spesso vedere il palco illuminarsi per alzare la mano con il cellulare. Si controlla l’inquadratura, si cerca di non includere la testa della persona davanti, si guarda se il suono viene registrato bene. Nel frattempo la canzone continua.
Fotografare un momento felice ha una sua bellezza: permette di ritrovarlo, di condividerlo, di mostrarlo a chi non c’era. Questa volta Dylan chiede al pubblico un’esperienza diversa. Ci si porta a casa ciò che si è riusciti a seguire con attenzione, compresi i particolari che il vicino di posto potrebbe aver vissuto in tutt’altro modo.
Che cosa ha cantato a Milano
La scaletta milanese è disponibile e conta diciotto brani. Si apre con Watching the River Flow e arriva fino a I Shall Be Released. Nel mezzo ci sono It Ain’t Me, Babe, Tangled Up in Blue e Not Dark Yet, accanto a titoli più recenti come Black Rider e False Prophet.
Questo elenco racconta già una scelta: canzoni di stagioni lontane siedono nella stessa serata. Chi conosce un solo periodo di Dylan può trovarsi a cercare il filo che lo lega agli altri. Ci sono pezzi nei quali si entra subito e altri che chiedono di restare in ascolto un po’ più a lungo.
Sarebbe bello, dopo il concerto, domandare a due persone quale passaggio sia rimasto loro addosso. Magari risponderebbero con titoli diversi. Oppure con lo stesso, ricordando una sfumatura della voce o una frase arrivata nel momento giusto della propria vita. È anche così che una canzone continua a cambiare, insieme a chi la incontra.
Le domande sul cielo attraversano i suoi dischi
Dentro la storia musicale di Dylan c’è un capitolo esplicitamente cristiano, particolarmente evidente fra il 1979 e il 1981. Le registrazioni di quegli anni sono tornate al centro della raccolta Trouble No More, pubblicata nel 2017. La fede entrò nelle canzoni e nelle esibizioni con un’intensità che spiazzò una parte del pubblico.
Nel 1979 uscì Slow Train Coming. Il disco si apre con Gotta Serve Somebody e comprende Precious Angel, I Believe in You e When He Returns. Nei crediti compaiono Mark Knopfler alla chitarra e un gruppo di coriste: anche attraverso quelle voci prende forma il suono di questa stagione.
Fonte: Bob Dylan Official Artist Channel ↗
Un anno dopo arriva Saved, con Pressing On e In the Garden. Nel 1981 esce Shot of Love, che comprende Every Grain of Sand. Tre dischi in tre anni: la fede occupa uno spazio preciso nella sua musica, fra canto, ricerca e riferimenti biblici. Nel libretto di Saved compare Geremia; in quello di Shot of Love, il Vangelo di Matteo.
È una piccola strada da percorrere anche per chi di Dylan conosce soprattutto i grandi classici. Si può cominciare da Gotta Serve Somebody, passare alle voci di Saved e arrivare a Every Grain of Sand. Tre ascolti per scoprire quanto spazio abbiano avuto le domande su Dio nella vita artistica di un uomo che continuiamo a incontrare su un palco.
Prima di Roma e Bologna, una canzone intera
Le prossime tappe portano questa esperienza a Roma e a Casalecchio di Reno. Anche lì è prevista la modalità senza riprese, con il telefono custodito durante lo spettacolo. A chi ha già il biglietto resta da scegliere con chi condividere la serata e quali dischi riprendere in mano prima di partire.
Chi rimane a casa può cominciare in modo molto più piccolo: mettere una canzone e arrivare alla fine, senza cambiare finestra sullo schermo. Poi magari ascoltarla ancora. La prima volta si segue il ritmo, la seconda emerge una voce sullo sfondo, la terza ci si accorge di un passaggio che era rimasto nascosto.
Una canzone intera è un tempo breve, eppure sappiamo quanto facilmente riesca a riempirsi di altre cose. Dylan ci offre un buon pretesto per lasciarlo libero. Alla fine, il messaggio a un’amica si potrà mandare lo stesso: “L’ho riascoltata. Mi ha fatto pensare a te”.
FONTI E APPROFONDIMENTI
- Bob Dylan — concerto e scaletta ufficiale di Milano.
- TicketOne — date italiane e modalità phone free.
- Bob Dylan — Slow Train Coming, brani e crediti.
- Bob Dylan — Saved, brani e note dell’album.
- Bob Dylan — Shot of Love, brani e note dell’album.
- Bob Dylan — Trouble No More, 1979–1981.
- Bob Dylan — il periodo cristiano e la raccolta del 2017.


