SPAGHETTI CON LE VENTOSE? IL MARE CI SORPRENDE ANCORA!
Sembrano usciti da un disegno fantasioso, e invece arrivano dai fondali dell’Oceano Indiano. Due nuove specie, un genere mai descritto prima e un dettaglio da osservare da vicino: quelle piccole strutture che ricordano delle ventose.

Un piatto di spaghetti sul fondo del mare? L’immagine fa sorridere, ma il soprannome ha un motivo preciso. Alcuni vermi marini possiedono tanti tentacoli sottili e allungati che ricordano fili di pasta. E fra gli esemplari studiati nell’Oceano Indiano, i ricercatori hanno trovato qualcosa che merita uno zoom: strutture simili a ventose sulla parte inferiore del corpo.
Due specie e un nuovo posto nell’albero della vita
Il nuovo genere si chiama Terebellosuctoria e comprende Terebellosuctoria jimii e Terebellosuctoria keelingensis. La ricerca è firmata da Elena Kupriyanova e da un gruppo internazionale di specialisti. È stata pubblicata a luglio 2026 su Records of the Australian Museum; il museo australiano e il CSIRO l’hanno raccontata al pubblico il 14 ottobre.
Vale la pena distinguere le due date: questi animali non sono stati raccolti questa settimana. La notizia nasce da anni di lavoro sui campioni. Le spedizioni risalgono al 2021 e al 2022 e si sono svolte sulla nave da ricerca Investigator del CSIRO, con la guida di Museums Victoria.
Il viaggio comincia vicino a montagne sommerse
I luoghi esplorati sono i rilievi sottomarini intorno all’Isola di Natale e alle Isole Cocos (Keeling), nei territori australiani dell’Oceano Indiano. Uno degli esemplari descritti nel racconto del museo è stato raccolto a oltre 670 metri di profondità.
Dire “fondale” può far pensare a una distesa uniforme. Qui, invece, entrano in scena montagne sommerse: ambienti che richiedono mezzi e strumenti specifici anche soltanto per essere esplorati. Una raccolta scientifica porta poi quei campioni sui tavoli di laboratorio, dove comincia un altro viaggio, molto meno spettacolare da filmare e altrettanto importante.
A che cosa servono quelle “ventose”?
È il dettaglio che ha reso il nuovo genere particolarmente interessante. I ricercatori hanno proposto un’ipotesi: queste strutture potrebbero favorire l’ancoraggio in ambienti dove il sedimento è scarso, come i pendii dei rilievi sottomarini. Si tratta di una spiegazione proposta dagli studiosi, da distinguere da una funzione osservata e dimostrata direttamente.
Anche il nome Terebellosuctoria richiama proprio le strutture simili a ventose. La specie jimii è dedicata al biologo Naoto Jimi, che aveva descritto strutture analoghe in un altro verme marino. I nomi scientifici possono sembrare scioglilingua; spesso, però, conservano un indizio su quello che ha colpito chi osservava.
Quegli “spaghetti” servono a mangiare
Secondo la spiegazione dell’Australian Museum, i vermi spaghetti costruiscono tubi nel sedimento e usano i lunghi tentacoli per raccogliere piccole particelle alimentari sulla sua superficie. Alcuni dei vermi osservati erano arancioni e raggiungevano 75 millimetri, cioè 7,5 centimetri.
Il gruppo ha confrontato la forma degli animali, studiato il DNA e utilizzato la microscopia elettronica a scansione. È l’incrocio di queste analisi che ha permesso di collocarli in un nuovo genere. Nel complesso, lo studio descrive sette nuove specie di anellidi appartenenti a tre famiglie.
La scienza ha bisogno anche di pazienza
C’è qualcosa di bello in questa storia che rischia di sfuggire fra le fotografie più curiose: tra raccogliere un animale e descriverlo passano verifiche, confronti e discussioni. Per la tassonomia, la disciplina che identifica e classifica gli organismi, un campione è l’inizio delle domande. Somiglia a qualcosa che conosciamo? Quali caratteri lo distinguono? Il DNA conferma quello che suggerisce la forma?
Possiamo portare questa curiosità anche fuori dall’articolo: guardare una fotografia scientifica, cercare la scala delle dimensioni, leggere come è stata ottenuta. Sono piccoli modi per accorgerci del lavoro che sta dietro a una notizia e per non fermarci soltanto all’esclamazione iniziale.
Lo stupore arriva anche da ciò che è minuscolo
Nella sensibilità cristiana, la bellezza del creato invita alla gratitudine e alla cura. Questa scoperta può diventare una pausa di meraviglia: concederci qualche minuto per qualcosa che esiste lontano dai nostri percorsi e dai nostri bisogni immediati. Un animale piccolo, un fondale distante, persone che dedicano anni a comprenderlo.
La prossima volta che guarderai il mare, forse immaginerai anche quei fili sottili e quelle minuscole strutture. Sotto una superficie che ci sembra familiare, ci sono ancora moltissime storie da conoscere. E questa, con il suo nome un po’ complicato, ha appena trovato la sua pagina.


