MAMMA GATTA E DUE PICCOLI: CHE MERAVIGLIA NEI BOSCHI SARDI!
Una pozza d’acqua, tre felini e una telecamera discreta. Da Monte Arcosu arriva un video che fa tenerezza e racconta qualcosa di prezioso: la vita selvatica ha bisogno di spazio, ricerca e protezione.

Prima viene voglia di guardarli. Poi di riguardarli, magari chiamando qualcuno: «Vieni, ci sono anche i piccoli». Succede davanti alle immagini di una madre di gatto selvatico sardo con due giovani esemplari, ripresi mentre si abbeverano nell’Oasi WWF di Monte Arcosu. Una scena semplice, di quelle che ci fanno dimenticare per un momento il resto dello schermo.
La registrazione è stata diffusa dal WWF il 26 ottobre 2026. A realizzarla è stata una fototrappola, nell’ambito di un monitoraggio sul campo che coinvolge la Fondazione WWF e l’Università di Sassari, con il progetto “L’Oasi è dei Bambini”. Dietro questo piccolo incontro ci sono dunque studio, strumenti e persone che seguono gli animali senza chiedere loro di mettersi in posa.
Un sorso d’acqua che vale un’osservazione
Il punto ripreso è una delle pozze rimaste disponibili dopo un lungo periodo siccitoso. Per noi è un particolare del paesaggio; per gli animali, una risorsa. Il WWF descrive il felino sardo come molto elusivo, difficile da osservare e attivo soprattutto nelle ore crepuscolari. Ecco perché poterlo filmare, per giunta con i piccoli, è un’occasione interessante per chi lo studia.
Guardiamo il video sapendo questo: non è una scena preparata per commuoverci. È un frammento di vita raccolto da uno strumento di ricerca. Possiamo provare tenerezza, naturalmente, ma il suo valore va oltre la somiglianza con i mici di casa.
Fonte: WWF Italia ↗
Se lo guardiamo con un bambino, possiamo provare un piccolo gioco: distinguere quello che vediamo da quello che immaginiamo. Vediamo tre animali vicino all’acqua; non sappiamo che cosa stiano pensando. Possiamo chiederci perché sia utile una telecamera lasciata nel bosco e chi controlli poi le registrazioni. La curiosità comincia così, da domande semplici. Insegnare a osservare con attenzione è anche un modo per dare valore agli animali, senza trasformarli per forza nei personaggi di una favola.
Una foresta alle spalle di Cagliari
Monte Arcosu si trova nel sud della Sardegna, nei territori di Uta, Assemini e Siliqua. La riserva, parte del Parco regionale del Gutturu Mannu, occupa circa 3.700 ettari. Tutt’intorno si estende il complesso forestale di Monte Arcosu-Piscinamanna: macchia mediterranea, pendii e vallate, con corsi d’acqua che cambiano molto tra le stagioni.
Ci sono lecci e sughere, corbezzoli, mirti e cisti. Ci vivono cervi sardi, martore e volpi; tra gli uccelli figurano rapaci come l’aquila reale e il falco pellegrino. La storia del gatto appartiene a questo insieme. Proteggerlo significa mantenere un ambiente in cui possa trovare riparo e alimentarsi, insieme a molte altre specie.
È una Sardegna che merita attenzione anche fuori dalle fotografie delle spiagge. Un bosco può custodire racconti altrettanto sorprendenti, solo meno immediati da vedere. Ed è proprio questa discrezione a rendere interessante il lavoro di chi lo osserva.
Somiglia al nostro micio. La sua vita è un’altra
L’abitudine a convivere con i gatti può farci credere di conoscere già questo animale. La somiglianza, però, non basta. I felini selvatici trovano nel proprio ambiente le risorse necessarie e svolgono un ruolo nelle reti alimentari. La scheda del WWF ricorda che la loro dieta comprende piccoli animali, soprattutto roditori, e varia in relazione ai luoghi.
Anche raccontarli richiede precisione. Le popolazioni e le forme di gatto selvatico non sono tutte identiche: colore del mantello, disegni e conformazione della coda possono cambiare. Una ripresa fugace non trasforma chi la guarda in un esperto capace di riconoscere ogni esemplare. Per questo contano il monitoraggio e le competenze di chi lavora sul campo.
La tenerezza diventa una domanda concreta
Che cosa minaccia questi felini? La perdita e la frammentazione degli ambienti, il bracconaggio e gli incroci con i gatti domestici. Il ricercatore Antonio Canu richiama l’attenzione su queste difficoltà: dietro la tenerezza di un video c’è un lavoro di conservazione che deve continuare.
Una madre con i piccoli è una bella osservazione. Da sola, però, non dimostra che ogni difficoltà sia superata o che una popolazione sia in crescita. La ricerca serve proprio a passare dall’emozione del singolo avvistamento alla conoscenza di ciò che accade nel tempo.
Per chi guarda da casa, il primo gesto è piccolo e concreto: condividere il video con il suo contesto, riconoscere il lavoro degli studiosi, seguire le indicazioni di chi gestisce una riserva quando la si visita. Ammirare la fauna comporta anche accettare di non poterla avvicinare a ogni costo.
Una madre, due piccoli, l’acqua che serve. E un bosco che continua a essere casa. Il video finisce, ma la loro vita va avanti lì, lontano dai nostri schermi: una meraviglia che vale la pena proteggere.


