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FAI DEL BENE!

HAI AIUTATO QUALCUNO. SERVIVA ANCHE LA SUA FACCIA NEL POST?

Un post può far partire una raccolta o trovare nuovi volontari. Ma la persona che riceve aiuto deve poter restare al centro, anche quando sceglie di non farsi vedere.

Alimenti e scatole nell’area di smistamento del Capital Area Food Bank di Washington, 30 marzo 2016.

Hai consegnato dei pacchi alimentari. La giornata è andata bene e vorresti raccontarla: potrebbe servire a raccogliere altre donazioni. Poi guardi la foto che stai per pubblicare. In primo piano c’è una persona che è venuta a chiedere una mano.

Prima della didascalia, vale la pena fermarsi su una domanda: che cosa le stai chiedendo, insieme all’aiuto? La possibilità di essere riconosciuta online può pesare in un modo che tu, dall’altra parte dell’obiettivo, non stai vedendo.

Gesù parla anche della voglia di essere ammirati

In Matteo 6,1-4 l’elemosina viene sottratta alla ricerca di approvazione. Nella catechesi del 9 aprile 2016, Francesco invita a guardare la persona e a prestare attenzione al suo bisogno, invece di ridurre il gesto a un’apparenza generosa.

Prima di pubblicare, possiamo tornare alla domanda del Vangelo: per chi sto facendo questo gesto? Condividere un’opera buona può coinvolgere altre persone; il modo in cui lo facciamo deve lasciare spazio anche alla dignità di chi riceve aiuto.

Chi riceve può sentirsi davvero libero?

Una persona potrebbe non desiderare che colleghi, vicini o figli vedano una situazione difficile. Potrebbe anche dire di sì perché si sente in debito. Fermarsi ad ascoltare un’esitazione è già parte del modo in cui scegliamo di aiutare.

Non basta pensare che la foto sia commovente. Chiediti se saresti tranquilla a essere raccontata nello stesso modo durante un momento fragile della tua vita. E se la risposta è incerta, puoi cambiare immagine.

Il bene si può raccontare in altri modi

Puoi fotografare i materiali raccolti, i pacchi prima della consegna, gli spazi preparati dai volontari. Puoi spiegare quale bisogno esiste e riportare i contatti pubblici dell’associazione, dopo averne verificato l’attualità.

Puoi anche lasciare la parola a una persona che desidera raccontare la propria esperienza, rispettando ciò che vuole condividere e ciò che preferisce tenere per sé. Una testimonianza non dovrebbe trasformare un’intera vita nella sola condizione di chi ha bisogno.

La domanda prima di pubblicare

Questo post aiuta qualcuno a capire come partecipare? Documenta un’attività in modo rispettoso? Oppure la sua forza dipende soprattutto dall’esposizione della fragilità di un’altra persona?

Raccontare il bene può essere utile. Anche scegliere di non mostrare un volto può esserlo. Se quel racconto funziona soltanto mettendo qualcuno in imbarazzo, forse il primo cambiamento da fare riguarda proprio il racconto.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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