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SETTE DISPERSI, TUTTI SALVI: LA SECONDA POSSIBILITÀ DI SECOND CHANCE

Una piroga alla deriva, sette uomini da ritrovare e undici pescatori beninesi che aiutano a salvarli. Nel Golfo di Guinea, la storia di Second Chance finisce con un ritorno a casa.

Barche da pesca sulla spiaggia di Cape Coast, Ghana. Repertorio: non raffigura Second Chance o il salvataggio.

Second Chance vuol dire seconda possibilità. È il nome di una piroga partita dal Ghana con sette pescatori a bordo. Dopo un guasto al motore, quella barca ha attraversato un tratto del Golfo di Guinea trascinata dalle correnti. Il 21 ottobre 2026, nelle acque del Benin, il suo equipaggio è stato soccorso. Il giorno dopo, tutti e sette sono arrivati a Tema.

La notizia più bella sta in quelle tre parole: tutti e sette. Dietro ci sono pescatori che hanno aiutato altri pescatori, militari di tre Paesi e un’operazione che ha continuato a occuparsi degli uomini anche dopo averli trovati: visite, acqua, cibo, vestiti e un posto dove riposare.

Una partenza, un motore fermo, giorni senza ritorno

Secondo la ricostruzione della Marina del Ghana, l’equipaggio era salpato da Sekondi il 9 ottobre, per una battuta di pesca al largo di Axim, nella regione occidentale del Paese. Il guasto al fuoribordo aveva lasciato la piroga alla deriva verso est, fino alle acque del Togo e poi del Benin.

Il proprietario, Nana Kweku Atta, ne aveva denunciato il mancato ritorno alla polizia del porto il 18 ottobre, secondo la ricostruzione pubblica dell’accaduto. Sono due date diverse: quella della partenza e quella della denuncia. Il 20 ottobre, riferisce la Marina, era arrivata anche la segnalazione della Fisheries Commission, l’ente ghanese che si occupa della pesca.

A bordo c’erano Kofi Emmanuel, Uncle Amoah, Kwamena Nkum, Kofi Aboagye, Doboa, Agya Badu e Kwamena Akyem. Nomi, prima ancora che un numero da comunicato. Persone partite per lavorare e rimaste lontane da casa per giorni, mentre la ricerca coinvolgeva autorità e comunità della costa.

Undici pescatori dall’altra parte del confine

Nel soccorso c’è un gruppo che merita spazio: gli undici pescatori beninesi ringraziati pubblicamente da Kwadwo Kyei Yamoah, rappresentante della Fisheries Alliance. erano stati i pescatori locali a individuare e soccorrere la piroga e gli uomini, per poi affidarli alla Marina.

Si chiamano Julien Kpade Bavi, Olivier Koffi Akolotche, Kodjo Messan Agonglovi, Kodjo Renaud Kokodoko, Pascal Fanoukpe, Koffi Fiacre Ahouelete, Kouassi Sohou, Casimir Vignon, Nicolas Drafo, Souka Kpoffo e Yao Fabrice Adjagba. La conferma istituzionale della Ghana Navy riconosce il contributo dell’associazione locale di pescatori insieme alle Marine di Benin e Togo.

Raccontare anche loro significa dare un nome a chi ha fatto qualcosa. Il mare aveva portato sette lavoratori oltre il proprio Paese; altri uomini che conoscono quel mare hanno contribuito a riportarli verso casa.

Il ritorno continua anche dopo il soccorso

Alle 22:36 del 21 ottobre, la Marina beninese ha comunicato a quella ghanese che i sette erano stati localizzati e soccorsi. È l’ora della conferma ricevuta dalle autorità, riportata nel comunicato della Ghana Navy.

Il trasferimento è proseguito attraverso la nave togolese OTI e la ghanese GNS Aflao, comandata dal tenente comandante Isaac Abban. L’equipaggio ha ricevuto una prima valutazione sanitaria e cibo a bordo, prima dell’arrivo al porto di Tema. Al ritorno, tutti e sette erano in buone condizioni.

A terra sono stati forniti acqua, generi di prima necessità, abiti e giubbotti salvagente. La Ghana Maritime Authority ha organizzato anche pasti e una sistemazione per la notte, in attesa del viaggio verso Sekondi. Il rientro ha avuto bisogno di queste attenzioni, una dopo l’altra.

«Abbiamo pregato»: la voce di chi era sulla barca

Kwamena Akyem, responsabile dell’equipaggio, ha raccontato che durante l’attesa avevano pregato, sperando nell’aiuto di Dio. Ha riferito anche di aver gettato il pescato in mare per alleggerire l’imbarcazione e ha ringraziato chi aveva partecipato al soccorso.

La preghiera appartiene al suo racconto. Accanto a quella speranza ci sono i gesti documentati di chi ha cercato, trovato, assistito e accompagnato i sette uomini. È qui che questa storia ci tocca: qualcuno si è occupato della loro vita fino al ritorno.

Second Chance, una possibilità diventata concreta

Durante il resoconto dell’operazione, la Marina ha segnalato anche problemi di comunicazione e di segnalazione delle emergenze. Il Ministero della Pesca ha richiamato l’importanza delle previsioni meteo, dei giubbotti salvagente e degli strumenti per chiedere aiuto. Sono questioni che restano aperte dopo la buona notizia.

Per CHIARA!, il cuore di Second Chance sono quei sette nomi tornati sulla terraferma e gli undici pescatori che hanno contribuito a salvarli. Una seconda possibilità ha preso forma attraverso persone precise. E ha avuto una destinazione bellissima: casa.

Second Chance: il servizio di NEO REPORT GH sul salvataggio
Fonte: NEO REPORT GH ↗

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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