DIO, FERMA IL MIO POLLICE PRIMA DI INVIARE.
Lo hai scritto tutto. Anche quella frase che sai benissimo dove andrà a colpire. Hai aggiunto un punto alla fine, cancellato una faccina, riletto dall’inizio. Una parte di te pensa che finalmente capirà. Un’altra sa già che, dopo l’invio, comincerai a controllare se ha visualizzato.

La rabbia può segnalare qualcosa di vero: un’offesa, una promessa mancata, un limite superato. Non dobbiamo vergognarci automaticamente di provarla. Il messaggio, però, può diventare il posto in cui scarichiamo tutto insieme, comprese cose che non riguardano la persona dall’altra parte.
Una pausa prima di scegliere le parole
La lettera di Giacomo invita a essere pronti ad ascoltare, lenti nel parlare e nell’ira. Letta davanti a una chat aperta, questa indicazione diventa sorprendentemente concreta. Ci chiede di lasciare uno spazio tra ciò che sentiamo e ciò che decidiamo di consegnare all’altro.
Quello spazio non rende meno seria la nostra ragione. Può aiutarci a distinguere il fatto dall’interpretazione, una domanda da un’accusa, un confine da una minaccia. Possiamo aver bisogno di tempo e dirlo: preferisco risponderti quando riuscirò a spiegarmi meglio.
Quella che segue è una preghiera originale di CHIARA!, per la devozione personale. Non è una formula liturgica né un testo attribuito a un santo.
La preghiera
Signore Gesù, tu vedi questo messaggio prima ancora che parta. Vedi anche quello che non ho scritto: la delusione, la stanchezza, la voglia di essere finalmente capita.
Resta qui mentre ho fretta di rispondere. Aiutami a riconoscere ciò che mi ha ferita senza trasformare la mia ferita in un’arma contro qualcuno.
Fammi rileggere le parole che sto scegliendo. Se una frase serve soltanto a umiliare, dammi la libertà di cancellarla. Se una cosa va detta, dammi il coraggio di dirla con chiarezza.
Aiutami a non mettere in quel messaggio tutte le discussioni che non abbiamo risolto, tutte le paure che mi porto dietro, tutte le risposte che avrei voluto ricevere.
Insegnami a chiedere spiegazioni quando non conosco tutta la storia. E a proteggermi quando conosco già una situazione che mi fa male.
Non permettere che chiami pace il silenzio imposto dalla paura. Accompagnami se devo chiedere aiuto, interrompere una conversazione, mettere un limite necessario.
Custodisci anche la persona che leggerà. Non conosco tutto ciò che vive. Aiutaci, quando è possibile, a trovare parole abbastanza sincere da aprire una strada.
E se oggi non è il momento, dammi la pazienza di aspettare. Il mio valore non dipende dall’ultima parola in questa chat. Amen.
Dopo l’amen, il messaggio è ancora lì
Puoi rileggerlo chiedendoti che cosa desideri ottenere davvero. Vuoi chiarire un episodio? Chiedere che un comportamento finisca? Dire che non sei disponibile? Una richiesta precisa aiuta più di una lunga lista di colpe.
Nel messaggio per le comunicazioni sociali del 2023, Francesco lega la verità alla carità. Parlare con il cuore richiede ascolto e rispetto; non significa annacquare una verità scomoda o rendersi sempre gradevoli.
Ci sono conversazioni che meritano una telefonata, altre che richiedono una traccia scritta. Non esiste un formato perfetto per ogni situazione. Se ricevi minacce o molestie, questa preghiera non ti chiede di continuare il dialogo: puoi conservare i messaggi e rivolgerti a persone e servizi competenti.
Forse invierai un testo più breve. Forse deciderai di non inviarlo. Il gesto importante è poter scegliere, invece di lasciare che la rabbia decida da sola quali parole porteranno il tuo nome.


