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MAMMA MIA, MARIA!

«LA MAMMA DI». E TUTTO IL RESTO DI TE?

Ti presentano come la mamma di qualcuno. Oppure la moglie, la sorella, quella dell’ufficio che risolve sempre tutto. È vero, naturalmente. Solo che mentre sorridi ti viene da pensare: e il mio nome? E quella cosa che sto imparando? E il resto della mia storia?

La Vergine che legge di Antonello da Messina, riproduzione del dipinto conservato al Walters Art Museum

Amare una relazione e desiderare di essere riconosciute anche oltre un ruolo possono stare nella stessa persona. Non devi scegliere fra essere affezionata alla tua famiglia e avere qualcosa da raccontare di te. Anche la fede può entrare in questa domanda, con delicatezza.

Maria madre e discepola: che cosa dice il Vangelo

Nel Vangelo di Luca, 11,27–28, una donna della folla loda la madre di Gesù richiamando il grembo che lo ha portato e l’allattamento. Gesù risponde proclamando beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Sono poche righe, che meritano di essere lette senza fretta.

Giovanni Paolo II le commenta nella Redemptoris Mater, n. 20: lo sguardo si allarga dal legame biologico ai legami formati nell’ascolto della Parola. Maria è dentro questa beatitudine. La sua maternità divina e la sua fede non si escludono.

Non è una scena in cui Gesù svaluta sua madre, e non la useremo per farlo noi. Ci permette di guardarla come una persona che crede, ascolta e vive una relazione con Dio. La maternità di Maria è unica nella fede cattolica; proprio per questo non va ridotta a uno schema con cui valutare quanto una donna sia riuscita.

Quando tutti conoscono il tuo ruolo, ma pochi ti fanno una domanda

La riflessione che segue riguarda le nostre giornate. Forse ti occupi di qualcuno da tanto tempo e hai cominciato a presentarti soltanto attraverso i suoi bisogni. Sai spiegare benissimo visite, orari, documenti. Se ti domandano che cosa desideri tu, invece, ti serve un momento per rispondere.

Può succedere anche a chi non ha figli. Essere quella affidabile, quella libera da impegni familiari, quella a cui chiedere l’ultimo favore. Un ruolo può diventare stretto quando gli altri lo considerano tutta la tua disponibilità. Tu hai una vita anche nelle ore che non hai riempito di spiegazioni.

Non occorre reagire rinnegando le persone amate. Puoi cominciare con una frase: questa cosa mi interessa; quel giorno non posso; vorrei raccontarti quello che mi è successo. Non è sempre facile. Alcune famiglie ascoltano subito, altre hanno bisogno di cambiare abitudini consolidate.

La fede personale non si eredita già pronta

Forse in casa sei anche quella che prega per tutti. Ti affidano un’intenzione, ti chiedono di accendere una candela, ricordano che tu sai come si fa. Può essere un gesto di fiducia tenerissimo. Può anche lasciarti sola con le tue domande, se nessuno immagina che tu ne abbia.

Maria discepola ci aiuta a ricordare che credere riguarda una relazione personale. Non è soltanto mantenere in vita le abitudini religiose della famiglia. Puoi avere bisogno di capire un brano, di parlare con qualcuno, di fermarti in chiesa per te. Non devi comparire davanti a Dio esclusivamente come portavoce degli altri.

Puoi pregare anche così: oggi vorrei parlarti di me. Dire una gioia che non hai ancora raccontato, una stanchezza, una decisione. È una nostra proposta di preghiera, non una frase attribuita a Maria. Il rapporto con Dio può contenere il tuo nome e la tua voce insieme ai nomi di chi ami.

La maternità non è una graduatoria fra donne

Accostare Maria non autorizza a domandare a ogni donna quando avrà un figlio. Né a misurare la generosità da un matrimonio, da una scelta di vita o dalla capacità di tenere insieme tutto senza chiedere aiuto. Alcune storie comprendono desideri non realizzati, lutti o decisioni che non conosciamo.

Possiamo rispettare la maternità e riconoscere pienamente la vita di chi madre non è. Possiamo sostenere chi cresce figli e chi accompagna un genitore anziano, chi vive sola e chi cerca un proprio posto. Nessuno deve raccontare dettagli intimi per ottenere rispetto in una conversazione di famiglia o in parrocchia.

Anche una domanda diversa può cambiare il clima: che cosa ti sta appassionando ultimamente? Come stai vivendo questo periodo? Che cosa ti piacerebbe fare insieme? L’importante è avere tempo per ascoltare la risposta, senza riportare subito tutto al ruolo che conosciamo meglio.

Puoi aprire questo spazio anche per un’altra persona. Ricordare la passione che un’amica nominava prima che la vita si riempisse di responsabilità. Chiederle se le piace ancora, senza trasformare la risposta in un’altra aspettativa. Ascoltare quando desidera parlare di qualcosa di diverso dal ruolo attraverso il quale l’hai conosciuta.

Il tuo nome, dentro le relazioni

La prossima volta che ti presenteranno come la mamma di qualcuno, forse sorriderai con piacere. Un’altra volta desidererai aggiungere qualcosa. Puoi farlo: mi chiamo così, lavoro qui, sto imparando questo. Le relazioni non perdono valore perché una persona torna a raccontarsi.

Può essere un gesto molto semplice anche a tavola: rivolgere una domanda direttamente a quella persona e aspettare la sua risposta. Lasciarle il tempo di scegliere che cosa raccontare, senza completare il discorso per lei. Una relazione cresce anche quando impariamo qualcosa di nuovo su chi pensavamo di conoscere già.

Guardando Maria madre e discepola non troviamo un invito a gareggiare con lei. Troviamo una donna dentro una relazione con Dio e con gli altri. E possiamo tornare alle nostre giornate con una domanda concreta: c’è qualcuno a cui, oggi, potrei chiedere di sé?

FONTI E APPROFONDIMENTI

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