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POSTA DEL CUORE!

«TUTTO BENE». E POI LO ZAINO VOLA PER TERRA!

Come parlare con un adolescente che risponde a monosillabi? Qualche porta d’ingresso, senza trasformare la casa in una sala interrogatori.

Madre e figlia adolescente durante una conversazione: fotografia illustrativa.

«Com’è andata?». «Bene». Fine della conversazione. Tu magari vorresti sapere tutto, e chi rientra vuole solo mollare lo zaino. Gli esempi che trovi qui sono inventati, ma la scena la conosciamo bene: proviamo a cambiare il momento e la domanda, senza promettere la frase magica che fa parlare chiunque.

Una domanda che lascia spazio

«Qual è la parte della giornata che ti ha stancato di più?» indica un tema preciso. «Perché non racconti mai niente?», invece, mette subito sulla difensiva. Puoi proporre un altro momento, lasciando davvero libera la scelta.

L’UNICEF consiglia domande aperte, ascolto e attenzione a ciò che sta a cuore ai figli, senza forzare chi non riesce ancora a dire quello che prova. Metti giù il telefono. Aspetta che la frase finisca. Anche una pausa può avere qualcosa da dire.

Prima di consolare, cerchiamo di capire

«Nessuno mi vuole nel gruppo». La tentazione è rispondere subito: «Ma non è vero!». Prova invece a chiedere che cosa è successo: chi c’era, che cosa è stato detto, se era già capitato. Puoi riconoscere il dolore senza confermare che ce l’abbiano tutti con lui.

Poi chiedi che tipo di aiuto gli serve: essere ascoltato, preparare insieme un messaggio, parlare con la scuola. E non promettere un segreto assoluto se potrebbe esserci un rischio per la sua sicurezza: spiegagli piuttosto come cercherai di coinvolgerlo nei passi necessari.

La regola e la persona

Sull’orario di rientro si può discutere, spiegando motivi e responsabilità. Un «sei sempre il solito irresponsabile», invece, trasforma la questione in un giudizio su tutta la persona. Se hai alzato la voce, puoi ammetterlo e tornare al punto concreto.

Cambiamenti importanti, isolamento dagli amici e difficoltà che durano nel tempo meritano attenzione, come ricorda il servizio sanitario britannico. In caso di minacce, violenza, autolesionismo o preoccupazioni per la salute, cerca l’aiuto adatto; se c’è un pericolo immediato, chiama i servizi di emergenza. Queste domande aiutano il dialogo di tutti i giorni, ma non sostituiscono un intervento quando serve.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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