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Lorenzo si fermava per gli altri. E Roma non l’ha dimenticato

Scout, volontario, studente, amico di chi viveva in strada. Il 6 novembre si aprirà l’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione. La sua storia comincia molto prima dell’ultimo gesto.

Interno della Basilica di San Giovanni in Laterano, Roma. Immagine di contesto ecclesiale, non un ritratto di Lorenzo Cuneo.

Il giovedì, per qualcuno, era il giorno in cui arrivavano i panini. Insieme c’erano persone con cui parlare, una presenza su cui contare. Quel giro nelle stazioni di Roma, nato nella parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi, racconta molto di Lorenzo Cuneo.

Lorenzo era un giovane laico, capo scout dell’Agesci e volontario Caritas. Il 23 ottobre 1998 morì a 28 anni, travolto da un camion sull’A1 mentre si era fermato ad aiutare un automobilista. Il ricordo di quella disponibilità è rimasto vivo. Ora la diocesi di Roma annuncia un nuovo passaggio della sua causa.

Il 6 novembre comincia l’inchiesta diocesana

La sessione di apertura è prevista venerdì 6 novembre 2026 alle 12, nella Sala della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense. A presiederla sarà il cardinale vicario Baldo Reina.

L’inchiesta riguarda la vita, le virtù, la fama di santità e i segni del servo di Dio. È un lavoro di raccolta e valutazione delle testimonianze e dei documenti: la beatificazione non è già decisa. Questo passaggio invita a conoscere Lorenzo con attenzione, lasciando alla Chiesa il suo discernimento.

Quel giro del giovedì che continua ancora

Nato a Roma nel 1970, Lorenzo aveva intrecciato la propria fede con il servizio. Con altri parrocchiani organizzava la distribuzione di panini e il sostegno alle persone senza dimora nelle stazioni. Secondo la diocesi, quel servizio si svolge ancora oggi.

È forse uno dei particolari più belli della sua eredità. Una buona idea può trovare altre mani, attraversare gli anni, diventare un appuntamento che resiste. Il bisogno di mangiare incontra il bisogno di essere visti: accorgersi di una persona vuol dire anche riconoscerle tempo e attenzione.

Lo zaino pronto quando c’era bisogno

Il suo volontariato lo porta oltre Roma: in Umbria dopo il terremoto, accanto ai profughi in Bosnia, in Ucraina con amici dei Focolari. In Romania partecipa a lavori per un ospedale e una casa famiglia destinata a bambini con Aids.

Nel quartiere si impegna anche per la Caffarella. Studia Scienze naturali alla Sapienza e prende parte alla vita pubblica locale, diventando consigliere dell’allora IX Municipio. Il paesaggio, gli spazi comuni, le persone che li abitano: nella sua storia la cura attraversa tutti questi luoghi.

La preghiera dentro una vita piena

Il postulatore Paolo Vilotta lo descrive come una persona aperta agli altri, capace di umorismo e profondamente legata alla preghiera. Nell’editto della causa, la diocesi ricorda anche l’adorazione eucaristica e la partecipazione alla Messa che alimentavano la sua fede.

Questo dettaglio aiuta a leggere il resto. L’attività di Lorenzo cresceva insieme a una vita interiore. Per chi crede, pregare può diventare il luogo in cui ritrovare le persone incontrate e chiedere la forza di tornare da loro.

Il bene ha trovato altre mani

Undici giorni dopo la sua morte, i genitori Dora e Claudio fondano l’Associazione Lorenzo Cuneo per proseguire il suo impegno. Alla Caffarella una statua lo ricorda; a Roma portano il suo nome anche una scuola dell’infanzia e un largo.

Gli amici lo chiamano affettuosamente il “santo del quartiere”. È una testimonianza del legame che conservano con lui, distinta dal giudizio ecclesiale ancora in cammino.

La sua storia ci lascia una proposta possibile: scegliere un servizio vicino a casa e dargli continuità. Una sera al mese, un turno, una presenza concordata con un’associazione. Il giro del giovedì continua a raccontarci che un gesto condiviso può diventare una piccola promessa mantenuta.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Crediti fotografici

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